MONICA GIULIANO: “NON ABBIAMO ANCORA ELEMENTI PER ACCETTARE O RESPINGERE LA PROPOSTA” IL GOVERNATORE TOTI: “C’È GIÀ STATO UN CONFRONTO PER DEFINIRE I BENEFICI DA OFFRIRE A QUEST’AREA”
il retroscena
Giovanni Vaccaro / Savona
Cresce la pressione per trovare una soluzione al problema del sito in cui costruire i cassoni necessari al basamento della nuova Diga foranea del porto di Genova. Il viceministro dei Trasporti, Edoardo Rixi insiste: l’area su cui convergere è Vado Ligure.
Il Comune della cittadina invece, per il momento, frena e aspetta un progetto da valutare. Il passo da compiere è convincere il sindaco Monica Giuliano, che ha dato una disponibilità condizionata da precisi vincoli, e gli abitanti. Dal punto di vista tecnico la soluzione base sarebbe l’allestimento di una piattaforma-cantiere davanti a Genova Pra’, in cui verrebbero costruiti 39 dei 97 cassoni totali. Ma l’ipotesi ha già fatto sollevare le proteste di residenti e comitati.
Lo sguardo del governo si rivolge a Vado e Piombino per “dirottare” la maggior parte della produzione. Quindi, secondo l’ultima ipotesi, a Pra’ verrebbero realizzati i cassoni più piccoli. Piombino resta come soluzione alternativa, mentre Vado ospiterebbe la maggior parte della produzione. Qui in effetti è già presente un impianto specifico: “dario”, la struttura di Fincosit e Fincantieri Infrastructure, già usata per fabbricare i cassoni che hanno costituito il basamento perimetrale della piattaforma multipurpose di Apm Terminals, inaugurata tre anni fa. Inoltre l’impianto è stato riportato a Vado, ormeggiato alla diga esterna davanti al Reefer Terminal, in quanto sono partiti i lavori per la ristrutturazione della diga foranea di Vado, che dovrà essere modificata e allungata.
Anche per questa saranno necessari alcuni cassoni, quattro per l’esattezza: tre sono già stati realizzati e varati, il quarto è in fase di costruzione. Una volta che anche l’ultimo sarà completato, portato in posizione, riempito di materiale di cava e affondato, potrebbe partire la produzione di quelli per la diga di Genova.
Rixi conta sul fatto che l’area di Vado Ligure già ospita la costruzione di cassoni, ma vuole evitare tensioni e conflitti con il territorio, che sia Genova o Vado. Il sindaco Monica Giuliano, dal canto suo, ha posto dei precisi “paletti”. Nei giorni scorsi ha discusso più volte con lo stesso Rixi e con il presidente della Regione, Giovanni Toti: «Siamo sempre disponibili a valutare i progetti – spiega il sindaco Giuliano -, ma a precise condizioni e davanti a un progetto chiaro. Vogliamo prima capire che tipo di struttura serva, occorre un’ipotesi progettuale definita. Altrimenti il Comune di Vado non ha elementi per accettare o respingere una proposta». Il governatore Giovanni Toti sul tema: «L’ipotesi di spostare la produzione dei cassoni per la Diga a Vado può essere sicuramente una soluzione, in un’area già soggetta a questo tipo di lavoro. Abbiamo già avuto un confronto con il viceministro Rixi, insieme al presidente dell’autorità portuale Signorini con il sindaco Giuliano per definire tutte le possibili attività e tutti gli impegni compensativi che dovranno portare a Vado evidentemente dei benefici da questa attività».
Intanto i deputati liguri del Pd Andrea Orlando e Valentina Ghio, con la presidente del gruppo Chiara Braga e i componenti delle commissioni Trasporti e Ambiente, hanno presentato un’interpellanza urgente alla Camera in cui chiedono al ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini se le contestazioni sollevate dal Tar per l’assegnazione dell’appalto a Webuild possano rappresentare un rischio per la realizzazione della Diga e se è concreto «il rischio di richieste risarcitorie milionarie e la possibile accusa di danno erariale», e come sia stato possibile «procedere con la posa della prima pietra senza l’approvazione dei progetti e la conclusione delle verifiche propedeutiche all’avvio del cantiere». —

