IL PRESIDENTE M5S: “NON C’È UNA CONCRETA PROSPETTIVA, ALMENO NELL’IMMEDIATO, DI UN’ALLEANZA STRUTTURALE”

Niccolò Carratelli
Roma
Che non fosse una questione di agende piene e di incastri complicati, si era capito. Anche perché riuscire a non incontrarsi mai, nemmeno per caso, come accadrà di nuovo oggi, durante i loro rispettivi (e identici) tour elettorali in Campania, è possibile solo impegnandosi a dovere.
Il punto è che, in questo momento per Giuseppe Conte, Elly Schlein non è una potenziale alleata, ma solo un’avversaria politica. «Noi non vediamo nessuna prospettiva per cedere una leadership del campo progressista, nel definire le battaglie da intraprendere, nel definire un futuro migliore», scandisce il presidente del Movimento 5 stelle, ospite di “Mezz’ora in più” su Rai3. Smettete di guardare i sondaggi, che danno il Pd almeno 4 punti sopra il Movimento 5 stelle. Basta enfatizzare l'”effetto Schlein”, che non durerà per sempre. «Ragioniamo sul lungo periodo», ripete sempre Conte ai suoi fedelissimi. Quindi, non sulle elezioni europee del 2024, dove si voterà con il proporzionale e non sarà necessario mettersi insieme: «Non c’è una concreta prospettiva, almeno nell’immediato, per un’alleanza strutturale», spiega l’ex premier. Sempre pronto a ricordare che su alcuni temi, come il salario minimo, «il Pd sta raggiungendo posizioni che noi già avevamo da tempo, anzi sono nostri cavalli di battaglia». Mentre su altre questioni restano distanze notevoli, da evidenziare piuttosto che da sminuire, come ai temi del Pd guidato da Enrico Letta: «Sul conflitto russo-ucraino (invio di armi, ndr) e anche per quanto riguarda le tecnologie eco sostenibili, parlo di inceneritori che per noi sono banditi, non abbiamo registrato un effettivo cambiamento», attacca il leader M5s. Guarda caso, da Treviso, tappa di campagna elettorale, Schlein insiste sulla necessità di «rimettere al centro politiche sociali e di sostegno», perché «lavoro e clima sono centrali».
Ovviamente la porta, in prospettiva, resta aperta per la ricostruzione di campo progressista: «Lavoreremo per il dialogo – avverte Conte – ma serve una convergenza su obiettivi davvero condivisi e, comunque, l’autonomia rispettiva va assolutamente garantita».
E se c’è modo di pungere gli ipotetici alleati, non si fa pregare, tanto più dopo essere stato accusato di accordi sotto banco con Giorgia Meloni per spartirsi nomine e poltrone. «Se ci sono dei passaggi, come gli uffici di presidenza di Camera e Senato, in cui ci sono ruoli che spettano alle opposizioni – spiega – il Movimento 5 Stelle ha diritto di essere rappresentato. Come è stato sulle magistrature speciali. Ma è sempre successo, non è inciucio, e perché quando lo fa il Pd non si dice nulla? ».
Su alcuni terreni, però, marciare uniti può avere un senso, come sul contrasto alle riforme costituzionali annunciate dal governo. Dal no convinto all’autonomia differenziata del ministro Calderoli, «un disegno sciagurato», ha ribadito Conte, ai progetti di presidenzialismo e premierato, che Meloni dovrebbe mettere sul tavolo domani, incontrando i partiti di opposizione. Sia per il Pd che per il Movimento, non è accettabile nessuna elezione diretta, ma solo un rafforzamento dei poteri del premier, perché «con un capo del governo eletto dai cittadini stravolgiamo le funzioni del Capo dello Stato – sottolinea il presidente M5s –. Sarebbe una figura che va a tagliare i nastri alle cerimonie, niente di più». Le soluzioni al problema dell’instabilità dei governi sono altre, ad esempio «quella alla tedesca, dove al Renzi di turno, che vuole demolire, essere avventuriero – spiega con il dente ancora avvelenato dalla caduta del suo secondo governo – noi diciamo che le crisi al buio non le permettiamo».
Domani Conte non andrà all’appuntamento con il governo, perché partirà per Brescia, dove mercoledì mattina sarà ascoltato dal Tribunale dei ministri sull’inchiesta Covid. Ma avverte Meloni: «Partiamo malissimo, hanno creato premesse pessime. Noi vogliamo che questo tavolo cominci da una diagnosi condivisa, poi discutiamo sui rimedi – precisa – Fughe in avanti, in questo contesto, mi sembrano molto insidiose». A rendere pessime le premesse, oltre al decreto del Primo Maggio, anche la «bulimia di potere» espressa dal governo. «Ora non abbiamo solo leggi ad personam, ma anche contra personam – aggiunge – per mandare via prima della scadenza naturale dirigenti, come per Inps e Inail». —