
Sì al referendum sulle armi
Luca De Carolis
Potranno, anzi dovranno ritrovarsi. Ma per ora Giuseppe Conte e Elly Schlein non riescono a stare neppure nella stessa sala, neanche nella Casa internazionale delle donne a Roma, a un soffio dal 25 aprile su cui la destra si agita. O magari fa finta di agitarsi, “perché deve coprire i suoi fallimenti di governo facendo parlare d’altro” teorizzerà Conte conversando con il Fatto. A cui conferma che sottoscriverà il referendum contro l’invio di armi all’Ucraina. Ma prima c’è una giornata di prove tecniche di ricomposizione a sinistra. L’ha organizzata la Rete dei numeri pari, grumo di associazioni che propone sette punti per un’agenda sociale. Se ne parla in una tavola rotonda in un luogo simbolo delle femminismo italiano, a Trastevere. Partecipano Nicola Fratoianni di Alleanza Verdi e Sinistra, Luigi de Magistris di Unione popolare, il capogruppo alla Camera dei 5Stelle Francesco Silvestri, vari dem, intellettuali.
I più attesi però sarebbero Conte e Schlein. Ma la segretaria del Pd schiva. Interviene in collegamento via web, facendo cambiare la scaletta (e suscitando qualche malumore in sala). Invece Conte appare, anche se a incontro iniziato. Rimane in fondo allo stanzone, in piedi, a prendere appunti. Lo osserva anche Barbara Tibaldi (Fiom), sintetica: “Per le forze di sinistra ci sarebbe un volano come il no alla guerra. Ma Schlein è per l’invio di armi..”. Un nodo, quello dell’Ucraina, che trabocca dagli interventi. “L’escalation militare è una follia” riassume Maura Cossutta, presidente della Casa internazionale. Mentre il costituzionalista Gaetano Azzariti propone “un tavolo di confronto permanente tra forze politiche e associazioni”. Ed è già tempo di Schlein, che picchia contro l’autonomia differenziata: “Non è emendabile, serve una mobilitazione”. Ovviamente, parla di 25 aprile: “Non c’è bisogno di commentare ancora le uscite della maggioranza e delle più alte cariche dello Stato”. Ma non dice nulla sulle armi. E figurarsi sull’inceneritore di Roma (ma più tardi, i dem Furfaro e Bonafoni si ritroveranno davanti i cartelli dei contrari all’impianto). Lo fanno notare a Conte, lui sorride. E nel suo intervento parte proprio dalla guerra: “A novembre in 100mila hanno manifestato contro la guerra ma non sono stati ascoltati, serve un lavoro diplomatico coinvolgendo la Cina, non possiamo farci scavalcare da Macron”. Poi attacca il governo “neo-conservatore e reazionario”.
Soprattutto, sposa l’idea di un tavolo tra partiti e associazioni: “Si può fare, ogni mese. Il M5S non pensa di essere sufficiente a se stesso”. Applausi, saluti. Ma Conte il suo 25 aprile dove lo passerà? “Andrò al museo storico della Resistenza in via Tasso, qui a Roma”. Gli viene chiesto di nuovo della Schlein afona sulle armi. E lui si irrigidisce: “Noi parliamo da un anno contro l’escalation, non possiamo mica fermarci per non dare fastidio ad altri”. Cioè al Pd. Mentre l’ex premier parla, nelle piazze raccolgono le firme per il referendum contro l’invio di armi. “Sottoscriverò il quesito” spiega l’ex premier. Ma senza entusiasmo, perché tra i promotori c’è Ugo Mattei, che durante la pandemia contestò tutte le decisioni governo Conte. Ora però l’avvocato pensa ad altro: “Il nuovo M5S punta sul rapporto con le reti civiche”. E il Pd? “Ci vuole prudenza – dice al Fatto – Non faccio conclavi, ma sono disposto a incontrare Schlein. Però i dem non devono ripetere certe scorrettezze del passato”. Molto prossimo, fa capire l’avvocato.


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