
Replica 5S “Se perdono 1 euro sarà responsabilità loro”
Luca de Carolis
E dire che i fu giallorosa, quelli che pure ieri si sono votati contro sull’inceneritore di Roma, avevano dato una minima prova di unità. Avevano teso una mano alle destre, Pd e Cinque Stelle, con Giuseppe Conte a (ri)proporre in aula alla Camera un tavolo con tutti i partiti sul Pnrr. Ma il centrodestra non si è fidato, o semplicemente non voleva concedere sponde e ossigeno politico alle opposizioni. Così è stato muro, tramite il secco no di Paolo Trancassini (Fratelli d’Italia): “Conte, non serve il tavolo, serve applicare le regole della democrazia”. Tradotto: decide chi ha vinto le elezioni. Così ognuno per sé, sul Piano che per il governo Meloni è un labirinto. Ieri a Montecitorio la maggioranza ha approvato il decreto che dovrebbe – condizionale sottolineato in rosso – semplificare e velocizzare l’attuazione del Pnrr con 171 sì, 112 no e 14 astenuti. Contro, tutto il presunto centrosinistra. Ad astenersi, i deputati di Matteo Renzi e Carlo Calenda, coppia politica già scoppiata. Ma ciò che conta è il resto, cioè che il governo non vuole una mano sul Pnrr. “Vorrà dire che se perderanno anche un euro dei fondi se ne assumeranno la responsabilità” commenta a voto ancora caldo Conte, conversando con il Fatto.
Poco prima, in aula, l’ex premier ci aveva riprovato parlando per la dichiarazione di voto: “Non possiamo restare a guardare su questa emergenza del Pnrr, è qualcosa che travalica le logiche di maggioranza e opposizione. Un fallimento del Pnrr non sarebbe un fallimento di Meloni, ma dell’Italia intera”. Per questo, ha sostenuto Conte, “il M5S ha proposto al governo di sedersi attorno a un tavolo per dare un contributo e rimediare ai ritardi di questi mesi”. È arrivato a toni quasi da appello, l’ex premier: “Predisponetevi con umiltà ad accettare l’invito, non vogliamo lasciarvi questo cerino”. Il cuore di un discorso che Elly Schlein ha applaudito almeno un paio di volte, assieme alla capogruppo Chiara Braga – immobili gli altri dem – a ribadire la sua voglia di ricostruire qualcosa con il M5S.
D’altronde l’aveva appoggiata l’idea di un tavolo. Non chiudendo a un incontro con Giorgia Meloni sul tema. Ieri dal microfono la segretaria dem ha scandito accuse al governo, sotto lo sguardo un po’ così del ministro del Pnrr, Raffaele Fitto: “Non capisco questo atteggiamento di resa sul Pnrr”. Ma un’altra, piccola offerta di dialogo l’ha formulata anche lei: “Come Pd tifiamo per l’Italia, non siamo qui ad aspettare di vedere i ritardi e rischiare fallimenti, perché vogliamo fare la nostra parte per contribuire a questa sfida cruciale”. Inutile. FdI e la maggioranza, per bocca di Trancassini, hanno rigettato l’offerta. “Il governo Meloni si è insediato solo sei mesi fa, è evidente che prima di noi le opposizioni non hanno saputo risolvere i problemi di cui parlano e ora sono in crisi di nervi”, è stata la tesi del questore di Montecitorio. E ora? “Io ci riproverò, ma se adesso perderanno risorse sarà solo loro responsabilità”, ragiona Conte in un corridoio della Camera. Risentito per certi strali subiti: “Mi hanno accusato di essere uno che da premier non ascoltava, ma io FdI e tutto il centrodestra li avevo invitati anche agli Stati generali dell’economia a Villa Pamphilj, qui a Roma, per discutere pure di Pnrr (era il giugno 2020, ndr). Furono loro a non voler venire, dicendo che volevano un confronto solo nelle sedi istituzionali. Ma a Villa Pamphilj c’è una sede della Presidenza del Consiglio…”.
Scuote la testa, l’avvocato: “Mi hanno accusato pure di aver fatto dare all’Italia troppi soldi, con il Piano”. Però da oggi avrà un argomento in più per attaccare il governo sui ritardi, quello di chi si era mostrato collaborativo, ma a cui hanno risposto picche. Un “no” in faccia anche a Schlein: che ha applaudito Conte, ma a cui nessun grillino ha ricambiato il favore. “Non mi ero neppure accorto che mi avesse battuto le mani, ma lei ha fatto un buon discorso, lo condivido”, precisa e smorza l’avvocato.
Non è il giorno della milionesima polemica con il Pd, anche se ieri, proprio alla Camera, i dem hanno votato contro l’ordine del giorno del M5S contro l’inceneritore di Roma, collegato al decreto. “Ma questo era il nostro ennesimo odg sulla questione, siamo stati sempre contro” ricorda Conte. A cui forse ieri le destre hanno fatto un favore.
