Anche Avs contro. Rampelli (FdI): “Regione e Comune brucino meno immondizia”

Luca De Carolis e Giacomo Salvini

È innanzitutto un colpetto a Elly Schlein, la segretaria del Pd ancora zitta su certi temi, quelli complicati. Ma anche una mossa per agitare il partito di Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia. Due segnali con un solo ordine del giorno, quello dei Cinque Stelle contro l’inceneritore di Roma. A cui si aggiungerà un analogo odg di Alleanza Verdi e Sinistra, che contro il termovalorizzatore presenterà anche una mozione. I due ordini del giorno al decreto sul Pnrr – blindato dalla maggioranza con la fiducia – probabilmente verranno votati domani, se non si scivolerà a giovedì.
Nell’attesa hanno già seminato ansie e discussioni trasversali. Anche dentro FdI, visto che l’ala che fa capo a Fabio Rampelli – i “gabbiani” – ha più di un dubbio sull’opera. Buon per i 5Stelle e per il loro atto di indirizzo, non vincolante ma dall’evidente significato politico. Un testo con cui si chiede al governo di “escludere la realizzazione di nuovi impianti di incenerimento, favorendo la dismissione progressiva degli impianti esistenti”. Questo anche in osservanza delle direttive e dei regolamenti europei, che chiedono “programmi di decomissioning (disattivazione, ndr) degli impianti di incenerimento” e di ridurre la produzione di rifiuti.
Tanto più, ricorda il Movimento, che proprio il Pnrr punta alla riduzione e al riciclaggio dei rifiuti, “rafforzando in primis le infrastrutture per la raccolta differenziata”. E che a Roma “il peggioramento della qualità dell’aria sarà aggravato, oltre che dall’incenerimento dei rifiuti, anche dal trasporto degli stessi”. Così il testo del M5S. Mentre la mozione di Avs sostiene: “L’obiettivo di realizzare nuovi inceneritori, come previsto a Roma, non appare coerente con gli obiettivi europei e dell’Onu”. Dopodiché c’è la partita politica. Quindi innanzitutto il governo, che dirà no all’odg. Meloni, che pure si è sempre tenuta lontana dall’argomento, non può dare l’immagine di una Roma ostaggio del “partito del no”, per dirla come un dirigente di FdI. Soprattutto in un momento in cui la Capitale è sotto i riflettori per il Giubileo del 2025, e in corsa con Riad per organizzare l’Expo 2030 (ieri sera sono arrivati gli ispettori del Bureau international des expositions). Però ci sono circostanze di cui tenere conto. Per esempio il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, ha più volte manifestato perplessità sul termovalorizzatore. E poi c’è Rampelli. “La principale sfida è quella del recupero della materia prima – dice al Fatto il vicepresidente della Camera –­ e per questo Regione e Campidoglio devono collaborare per innalzare il recupero della differenziata, così da bruciare meno rifiuti possibile”.
Da notare che l’assessore regionale ai rifiuti è Fabrizio Ghera, molto vicino a Rampelli: dubbioso non solo sull’impianto in sé ma anche sull’area scelta, Santa Palomba, nel quadrante sud di Roma. Nell’autunno scorso, in un consiglio straordinario sull’impianto nel Municipio IX, l’esponente di FdI fu fortemente critico (suscitando malumori diffusi nel partito). C’era anche il capogruppo dei 5Stelle alla Camera, Francesco Silvestri, che ora afferma: “Rampelli quel giorno ci disse che l’impianto era sbagliato: ora ci faccia capire se era pura propaganda elettorale, oppure se è rimasto dello stesso avviso”. E il Pd? “I dem sono agitati, ci hanno chiesto se questo odg è proprio necessario” sostengono vari 5Stelle.
Ma Vittoria Baldino, vicecapogruppo, è secca: “Noi sull’inceneritore abbiamo fatto cadere un governo, e di ordini del giorno su questo ne abbiamo già presentati: il nostro scopo non è mettere in difficoltà il Pd, ma portare avanti le nostre battaglie”. Tutto questo, a ridosso della manifestazione di domani in piazza del Campidoglio contro l’impianto, organizzata da Legambiente. A cui parteciperà tutto il Movimento romano, con in prima fila Virginia Raggi. E alla quale potrebbe apparire anche Giuseppe Conte.