Luca Rebagliati
Albenga
Là in fondo si intravede uno spiraglio, intanto la battaglia per l’ospedale e il pronto soccorso assume talvolta i contorni di una vera e propria zuffa. Non soltanto perché il presidente Giovanni Toti e il sindaco Riccardo Tomatis alzano la voce (e si dice sia volata anche qualche parola grossa) quando si discute, ad esempio, dei lunghi tempi d’attesa al pronto soccorso del Santa Corona, e perché si fa sempre fatica a capire quali saranno i “contenuti” dietro l’etichetta di punto di primo intervento, ma anche perché l’incontro di martedì suscita code polemiche.
Lo spiraglio che si vede in lontananza è rappresentato dal fatto che, alla fine dell’accesa discussione, l’assessore Angelo Gratarola ha definito il futuro Ppi come «una struttura di pronto soccorso a bassa complessità, in cui i cittadini troveranno risposte per patologie che in generale, se affrontate nel Dea di secondo livello, rischierebbero di congestionarlo». Parole che non sembrano del tutto distanti dalla richiesta del sindaco Riccardo Tomatis, che parla di «un punto di primo intervento funzionante per 24 ore al giorno e con le stesse funzionalità che aveva pre-Covid». Ma, pur essendosi avvicinate le due posizioni, non sembrano ancora trovare un punto di contatto, soprattutto quando Tomatis precisa che il Ppi deve essere una tappa intermedia verso un vero pronto soccorso.
«Con la realizzazione dell’ospedale di base avremmo tutti i reparti previsti per poter avere un pronto soccorso», sottolinea Tomatis. Su questo la Regione è scettica ed è più che mai aperta la discussione sul “peso” che deve avere in questo senso l’incremento esponenziale (durante l’estate i periodi delle vacanze) della popolazione effettiva rispetto a quella residente. Ma anche la natura stessa dell’incontro di martedì ha suscitato tensioni. Il capogruppo leghista in Regione, Stefano Mai, non ha partecipato, a differenza (come si fa notare dall’entourage del presidente) del collega di gruppo Brunello Brunetto. «Una visita così importante – ha detto Mai – avrebbe dovuto prevedere la presenza e il coinvolgimento di tutti i sindaci del distretto albenganese e non essere un incontro ristretto». Nel centrodestra ingauno qualcuno (Eraldo Ciangherotti, Cristina Porro e Diego Distilo) attribuisce la responsabilità dell’assenza dei sindaci del circondario al primo cittadino Riccardo Tomatis, che però nel far notare come la lista dei convitati non sia stata redatta a palazzo comunale, punzecchia i rivali.
«Oltre a non essere stati capaci di far comprendere al presidente Toti, che hanno sostenuto in ben due elezioni, le esigenze di Albenga – ha detto -, non sono riusciti neppure a farsi ricevere dal “loro” presidente». La Regione non intende entrare nella polemica sul vertice di martedì ma si fa notare come il Piano sanitario preveda che ci sarà un incontro istituzionale con tutti i sindaci.
In realtà, le parole di Mai sembrano avere un altro destinatario, almeno quando dice: «Avevo chiesto all’assessore dati sul futuro dell’ospedale per sapere quali reparti tra pubblico e privato sarebbero stati attivati, ma non ho ancora avuto risposta». Quello su cui tutti sono d’accordo: dal comitato spontaneo all’intero Consiglio comunale, dai sindaci che hanno approvato mozioni a Mai è che Albenga deve avere un vero reparto d’emergenza.—