L’ex premier alla Camera partecipa alla conferenza pacifista delle Acli: “Ma ora bisogna strutturarsi”. In sala anche i dem Zingaretti e Ciani
Luca De Carolis
L’ avvocato ascolta in piedi gli interventi. Ma non parla, neanche quando dal microfono quasi gli chiedono di farlo. “No, non sono qui per intestarmi qualcosa” sussurra Giuseppe Conte dentro la sala stampa della Camera. Non parla ma sa quanto vale, la conferenza stampa “Riscoprire la pace, l’umanità e il dialogo come risorsa”, pensata per presentare l’iniziativa dei Giovani delle Acli di andare a parlare di pace e guerra nelle scuole elementari di tutta Italia. Perché è innanzitutto da lì, dal cercare alternative a quella che per Conte è “l’escalation militare in Ucraina”, che l’ex premier vuole ripartire per ridare fiato nei sondaggi e centralità al Movimento. “Vi do una notizia: in primavera rilanceremo la nostra azione” dirà poco dopo alla buvette ai cronisti.
Tra una spremuta e una patatina, l’avvocato lancia la campagna (anche) nelle piazze del M5S “per contrastare le politiche di questo governo”, imperniata su tre temi: la difesa del Reddito di cittadinanza, “proposte” per il mercato del lavoro, e poi naturalmente la pace come antidoto “alla politica estera del governo unidirezionale di stampo bellicista”. Ecco perché è cruciale il rapporto con il mondo cattolico e con le Associazioni cristiane dei lavoratori, serbatoio potenzialmente enorme di consenso con i suoi oltre 980 mila iscritti e 8 mila strutture territoriali. Lo sa benissimo anche il Pd di Elly Schlein, che da quando è segretaria diserta dibattiti e votazioni in Aula sulle armi, per dissimulare il suo imbarazzo sul tema. Ma che alla conferenza ha un “emissario” come l’ex segretario Nicola Zingaretti, che l’ha sostenuta alle primarie: anche lui silente, nonostante gli sguardi degli organizzatori. Gli stessi che dal microfono ringraziano Conte “per questa giornata”, tanto che lui si schermisce: “No, no, è merito della Camera”. Anche per questo i dem devono marcare l’ex premier. A suo tempo, proprio Zingaretti lo definì “punto fortissimo di riferimento delle forze progressiste”.
Quattro anni dopo, Pd e 5Stelle hanno ruminato qualche accordo nei Comuni per le Amministrative di maggio, ma già pensano alla competizione alle Europee del prossimo anno, mentre di un nuovo centrosinistra non si vedono neppure i contorni. Così, eccoli i fu giallorosa ad ascoltare il coordinatore nazionale dei Giovani delle Acli, Simone Romagnoli, che racconta l’importanza di parlare di pace nelle scuole (“abbiamo già iniziato in Molise”). E la politica? “Chiediamo che ci accompagni in questo percorso” riassume, cauto. Più dritto Daniele Taurino dello European Youth Forum: “Non si possono tenere i piedi in due staffe, l’Italia deve prendere una posizione chiara, che non è quella delle armi”. Conte annuisce. A conferenza finita, parlotta con gli oratori: “Tutte queste iniziative vanno bene, ma ora bisogna convergere, strutturare”.
Immagina una rete, l’avvocato. E al fattoquotidiano.it, che gli chiede della raccolta firme immaginata dal giurista Ugo Mattei per un referendum sul divieto di esportazione di armamenti in territori bellici, garantisce: “Noi del M5S siamo conseguenti verso ogni iniziativa che possa aiutare”. Abbraccia l’esponente di Demos, Paolo Ciani, l’unico deputato dem a votare contro l’invio di armi all’Ucraina, lo scorso gennaio. Poi appare alla buvette assieme a un gruppo di cronisti. “Vi vedo preoccupati, avete paura che qualche politico vi rubi il mestiere?” sorride, e il riferimento ovviamente è a Matteo Renzi, neo-direttore del Riformista. Però non scherza quando con i suoi osserva: “Alla manifestazione per la pace di novembre c’erano 100 mila persone, ma non sono state ascoltate”. Le vuole rappresentare innanzitutto lui, sfruttando le timidezze della “rossa” Schlein che però vola nei sondaggi. Così per recuperare è tornato a guardare anche al centro.
Per questo continua la battaglia sul Superbonus, benzina per tante imprese. E lavorerà sempre di più al dialogo con il mondo cattolico. Ma la leva principale rimane la pace, su cui c’è sempre l’idea di una mozione trasversale ai partiti. Con Conte primo tessitore, bisognoso di una rotta per navigare all’opposizione. Da solo, chissà per quanto.

