Silvia Campese
savona
«L’atto di registrazione del bambino, figlio della coppia omosessuale savonese, potrà essere rettificato e, quindi, annullato». È questa la stringata comunicazione, a cui si è attenuto il prefetto di Savona, Enrico Gullotti, il giorno dopo l’ufficializzazione dell’operato del sindaco Marco Russo.
Il primo cittadino di Savona, unico in Liguria, il 28 marzo scorso ha registrato la dichiarazione di nascita, in qualità di ufficiale di Stato civile, di un bambino nato da una coppia omosessuale. Le due mamme, Giulia e Roberta, che hanno condiviso un progetto genitoriale con procreazione medicalmente assistita, hanno incontrato il sindaco prima della nascita del piccolo, avanzando la richiesta, che va contro l’attuale legge: il Ministero dell’Interno, attraverso una circolare prefettizia, ha dato l’alt alle registrazioni, che stanno avvenendo nel resto d’Italia.
Una decisione, quella di Russo, che ha ricevuto il plauso di una grande fetta della città, del mondo dell’associazionismo, ma che, ora, deve appunto fare i conti con la legge. Come avvenuto in altre parti d’Italia, con sentenze della Corte di Cassazione, il provvedimento è stato annullato.
«Il sindaco ci ha informato con una nota ufficiale, sulla quale ovviamente noi abbiamo avviato le attività di nostra competenza. Vedremo nel corso della settimana se da parte dell’amministrazione dell’Interno ci saranno altre attività da svolgere. L’atto di stato civile, una volta formato, può essere oggetto di eventuale rettifica da parte del Procuratore della Repubblica competente per territorio -ha detto il prefetto-. Abbiamo, quindi, informato il Procuratore perché è lui che amministrativamente, qualora ne ravvisi i presupposti, può intervenire per annullare l’atto formato, in applicazione delle normative vigenti».
Se così fosse, la coppia, in particolare la madre non biologica, dovrebbe intraprendere l’iter per adottare il bimbo. «Il percorso dell’adozione- ha dichiarato Roberta, una delle due donne- è difficile e doloroso per me, per mia moglie e, un domani, anche per il nostro bambino: si deve passare dai tribunali e dalle valutazioni delle assistenti sociali. Ma non è giusto: io e Giulia abbiamo voluto, insieme, questo figlio. Siamo una famiglia». Da parte sua, Russo ha confermato le motivazioni della scelta: «Si tratta di una battaglia per arrivare a colmare un vuoto normativo – ha detto il sindaco-. Di fronte all’inerzia del legislatore, tocca anche a noi sindaci dare risposte alle problematiche che la vita concreta pone ogni giorno. Non possiamo sottrarci ai nostri compiti». —

