LUISA BARBERIS
Ora la parola passa al ministero della Salute, ma il piano sanitario presentato ieri dalla Regione rappresenta un punto fermo. Il punto principale è che dopo mesi di tensione in provincia sono previsti due Punti nascita: la conferma di quello del San Paolo e la riapertura del Santa Corona. L’assessore Angelo Gratarola ha riconosciuto la necessità di dotare la provincia di due maternità, anche se per centrare l’obiettivo deve sperare che il ministero accetti la richiesta di deroga.
«Il problema nasce dal fatto che il Santa Corona non può essere sprovvisto del Punto nascita in quanto Dea di secondo livello, ma il servizio non si può neppure togliere al San Paolo, perché si scoprirebbe un territorio troppo vasto», è la motivazione delle richieste che arriveranno al ministero. L’altra deroga (sono una cinquantina per tutta la Liguria) è per mantenere la Chirurgia della mano al San Paolo: il reparto savonese è un’eccellenza riconosciuta a livello nazionale. Tuttavia è “di casa” in un Dea di primo livello, di conseguenza avrà bisogno dell’avvallo del ministero per proseguire la tradizione. Secondo indiscrezioni la richiesta dovrebbe essere accolta quasi certamente.
Tra le novità c’è il trasferimento della centrale del 118 da Savona ad Albenga: nulla cambia per i pazienti (il servizio serve per attivare i mezzi di soccorso e le basi delle automediche resteranno le attuali), ma in futuro verrà gestito da tecnici, liberando infermieri che tornano sul territorio. Tuttavia la misura ha già creato malumori visto che il servizio 118 era nato proprio a Savona. Per gli ospedali, la rete savonese continuerà a reggersi sul Dea di secondo livello del Santa Corona (per l’emergenza-urgenza è il riferimento anche per Imperiese) e sul Dea di primo livello del San Paolo, integrati tra loro. Ma Pietra e Savona dovranno collaborare sempre più anche con l’Imperiese: le due Asl non verranno accorpate, ma il Piano sancisce una stretta sinergia e la nascita di Dipartimento interaziendale (il ponente condividerà quello per Neuroscienze e Neuroriabilitazione) per mettere a sistema specialisti e competenze. I nosocomi di Albenga e Cairo verranno trasformati in ospedali di comunità con casa di comunità e avranno un Punto di primo intervento. Il piano sanitario inquadra il Santa Maria di Misericordia come: «Un ospedale integrato con Santa Corona e orientato esclusivamente per l’attività di elezione (interventi programmabili, ndr)». Qui Asl e Regione stanno valutando una partnership pubblico-privata e bisognerà capire per quali attività. Il San Giuseppe di Cairo viene definito come: «Struttura a forte integrazione con il territorio ad orientamento lungodegenziale e ambulatoriale». —