VADO LIGURE
La situazione della Sanac verrà discussa al Ministero delle Imprese e del Made in Italy il prossimo 27 marzo, nell’ambito del tavolo per lo sviluppo economico del Savonese. Ma c’è anche la possibilità di un incontro dedicato alla questione dei quattro impianti dell’azienda a Vado, Gattinara, Massa e Grogastu, che si terrebbe il 30 marzo. Il dicastero retto dal ministro Adolfo Urso riceverà a Roma le parti, azienda, commissari e sindacati, dopo le pressanti richieste di un intervento avanzate dai lavoratori, 400 persone in totale, di cui circa 70 a Vado. La Sanac è in crisi, senza una proprietà dopo tre bandi di vendita andati a vuoto e con gli ordini per il maggiore cliente, Acciaierie d’Italia, bloccati a causa di un contenzioso messo in atto dai commissari per ottenere il pagamento delle fatture pregresse. Il rischio è che, con il quarto bando per la vendita dell’azienda, i commissari procedano con lo smembramento dei vari asset, ossia dividere la Sanac in piccoli pezzi per rivenderli separatamente. Nel frattempo la produzione è stata ridotta, con la prospettiva di sospenderla del tutto in due stabilimenti su quattro. Ieri una delegazione della sede di Vado è stata ricevuta in Consiglio regionale. Il senatore Lorenzo Basso e i consigliere regionale Roberto Arboscello, entrambi del Pd, avevano sollecitato un interessamento diretto della Regione Liguria. «Per garantire la continuità produttiva sarebbe sufficiente un ordinativo di circa mille tonnellate al mese da parte di Acciaierie d’Italia», ha spiegato Arboscello. E ieri l’assessore allo Sviluppo economico, Andrea Benveduti, ha incontrato lavoratori con i consiglieri savonesi Brunello Brunetto e Alessandro Bozzano. Alla giunta del presidente Toti i dipendenti della Sanac chiedono di fare pressione sul Governo affinché l’azienda venga inserita nel rinnovo dell’accordo di programma su Acciaierie d’Italia e che il gruppo siderurgico riveda le sue posizioni riaprendo le commesse dei materiali dalla Sanac. —
g.v.

