I DATI DEL REPORT GIMBE. “LA CURA? RIPORTARE QUI I MIGLIORI SPECIALISTI “

il caso
Genova
«La Liguria patisce la concorrenza delle strutture private in Lombardia e in Piemonte e questa non è una novità, ma ci sono alcune specialità come l’ortopedia e la protesica dove sono proprio professionisti di livello e operatori che hanno lavorato in Liguria e sono usciti dal sistema pubblico a portare i pazienti fuori regione. Per questo una delle ricette sarebbe di riportare questi operatori al di qua del confine ligure ed evitare che i liguri cerchino queste soluzioni dall’altra parte».
Così l’assessore alla Sanità Angelo Gratarola commenta i dati del report della Fondazione Gimbe che collocano la Liguria ultima al Nord quanto a mobilità passiva.
I dati si riferiscono al 2020: le fughe sanitarie oltre regione, anche nell’annata terribile del Covid, sono costate alla Liguria 50 milioni di euro. In passivo, ma molto minore, anche il Piemonte mentre la Lombardia delle cliniche e dei giganti della sanità privata è nettamente in attivo per 250 milioni, ma superata dall’Emilia Romagna. Niente di nuovo sotto il Sole per una sanità ligure che da anni patisce di questo fenomeno e fatica a invertire la rotta, ma c’è un altro dato nel report che fa riflettere: in Liguria solo il 9,9% della mobilità attiva (cioè di chi decide di venire in Liguria per cure o riabilitazione) è attirato da strutture private, una delle percentuali più basse d’Italia. Dall’analisi della fondazione di Nino Cartabellotta emerge che più della metà del valore della mobilità sanitaria per ricoveri e prestazioni specialistiche è erogata da strutture private, per un valore di 1.422,2 milioni di euro (52,6%), rispetto ai 1.278,9 milioni (47,4%) delle strutture pubbliche.—
e.ros.