ROCCHETTA DI CAIRO. ALL’ALTEZZA DELLA GALLERIA
il caso
Sicurezza lungo la SS 29 all’altezza della galleria di Rocchetta di Cairo: ad oltre cinque anni dall’investimento mortale della badante cinquantottenne Olga Kolmejeva, non è cambiato nulla.
Mentre si parla di nuove rotonde sulla SS 29, ci si dimentica, forse, di un intervento che, invece, si attende da oltre cinque anni lungo quella strada. Dopo la morte della cinquantottenne, a dicembre del 2017, sull’onda dell’emozione e delle proteste si erano promessi interventi rapidi. Ma così non è stato.
Installare passaggi pedonali rialzati, o dossi dissuasori, non era possibile, come confermato da Anas e Forze dell’ordine, quindi Anas avrebbe riasfaltato e allargato quel tratto, mentre il Comune si sarebbe fatto carico di nuovi attraversamenti pedonali (rifrangenti ed illuminati da luci a led); un semaforo a chiamata; due velobox e un segnalatore di velocità.
Inoltre si sarebbero riposizionati i guardrail, cercando di realizzare anche un camminamento. Ma era solo l’inizio di una telenovela di ritardi, a cominciare dai lavori di competenza Anas; poi una girandola di farraginosi tempi burocratici, cambi ai vertici regionali di Anas che facevano ricominciare sopralluoghi, ed un progetto, affidato ad uno studio lombardo ed inserito in un lotto più vasto, rigettato dal Comune e quindi da rifare.
Circa sei mesi fa, secondo quanto trapela dal Comune, era quindi giunta l’autorizzazione finale di Anas al nuovo progetto, ma, da allora, non si è mossa una foglia, vista l’esigenza, che diventa una priorità, di concludere progettazioni ed interventi legati al Pnrr per non perdere i finanziamenti.
Ma non solo: la richiesta di poter installare almeno un velobox è ancora in corso (evidentemente l’iter di autorizzazione di Anas è ben più complesso di quello sulle Provinciali dove i velobox ormai spuntano come funghi). In sostanza, ad oltre 5 anni, tutto continua a rimanere come prima. —

