L’INTERVISTA

Serena Riformato
roma
«Non si può pensare solo alla competizione in una fase così complessa, dobbiamo invece aggiungere idee, sommare le esperienze». L’ex presidente della Camera Roberto Fico non ha dubbi: nella possibilità di un Pd più spostato a sinistra da Elly Schlein non vede una minaccia per il Movimento 5 stelle, ma una nuova opportunità di «cooperazione».
Schlein e Conte insieme a Firenze. Le piace questa foto?
«Sì, è bene che il M5s e il Pd, su alcune tematiche come quelle che animavano il corteo di sabato, siano uniti».
È il primo passo per ricostruire un’intesa?
«È chiaro che dai discorsi di Schlein ci siano affinità su tanti punti con il M5s. Dovremo però capire come si declineranno all’interno del partito».
Da dove riparte il dialogo fra ex alleati?
«Dalle battaglie che più caratterizzano il nostro tempo: il salario minimo, le sperimentazioni sulla riduzione dell’orario di lavoro a parità di retribuzione e una transizione ecologica integrale».
La prossima tappa elettorale è quella delle Europee del 2024. Lì però il voto è proporzionale, ogni partito si pesa. Rende più difficile ricucire?
«Questi discorsi vengono dopo. Dobbiamo innanzitutto capire se si può fare un lavoro insieme sui territori e in parlamento, magari con i progetti di legge e nelle commissioni. Cercare così un’affinità di intenti nel rispetto delle differenze. Questa è la politica».
Secondo un sondaggio il 22% di chi ha scelto Schlein alle primarie ha votato M5s alle politiche. Allarmante?
«Non sono in alcun modo preoccupato, ci sono tanti sondaggi con dati diversi, ma non è questo il punto».
E qual è?
«Siamo un mondo che cambia velocemente, a volte difficile da comprendere. C’è bisogno di idee radicali – con questo intendo chiare, nette – e di coerenza. All’interno di questo campo, l’importante non è tanto pensare alla competizione, ma alla cooperazione sui temi che contraddistinguono i nostri anni. Noi dobbiamo aggiungere idee, sommare le esperienze».
In passato è stato definito come il pontiere Pd-M5s. Si è attivato anche questa volta?
«Non mi piace la definizione di “pontiere”, anche perché non credo che ce ne sia bisogno. Ho le mie idee che ho sempre portato nel Movimento. È chiaro che un asse con la destra non abbia ragione di esistere».
È stato lei, da presidente della Camera, a invitare Zelensky in Parlamento. È a sua agio di fronte al no del M5s al nuovo invio di armi?
«Dobbiamo riuscire a parlare maggiormente di pace. Gli sforzi diplomatici devono essere moltiplicati, non ci può essere solo la voce delle armi. Per questo non sono certo in difficoltà con il voto del Movimento contro le armi».
Su questo Schlein porterà il Pd più vicino ai Cinquestelle?
«Questo va chiesto alla segretaria del Pd, si vedrà».
Tornando a Firenze: lei non c’era.
«Ero in Calabria per impegni pregressi, un tour contro l’autonomia differenziata che ho concluso ieri sera».
Un altro fronte per ritrovare la sintonia fra opposizioni?
«Fondamentale, dirimente. Dà il senso di che Paese si vuole. L’autonomia differenziata così come l’ha scritta il ministro Calderoli mina la coesione sociale e territoriale. Stupisce che Fratelli d’Italia voti un provvedimento contrario a tutto quello che promuovono: i grandi patrioti oggi sono i veri traditori della patria».
Cosa pensa dell’ipotesi che il prossimo consiglio dei ministri si tenga a Cutro?
«Semplicemente una trovata mediatica. Non dobbiamo distogliere l’attenzione dalle responsabilità di una catena di comando che non ha funzionato. In più c’è il rischio che, tornando in Calabria, il ministro dell’Interno Piantedosi proferisca di nuovo parola».
C’è un clima preoccupante?
«No, perché il nostro Paese è forte e legato alla Costituzione, si è visto anche a Firenze. Però le parole di Piantedosi equelle del ministro Valditara contro la preside del liceo Da Vinci danno una visione valoriale di Paese che rigetto». —