IL RACCONTO

Inviata a Firenze
«Elly, non ti lasciare stravolgere da certi mambrucchi». La signora fiorentina abbraccia calorosamente la neo segretaria del Pd: lontana dai mambrucchi, la mette in guardia – per chi vive lontano dall’Arno significa gentaglia, si suppone le correnti che hanno asfissiato nove segretari prima di lei – guardandola come una figlia il giorno della laurea.
Lei, Elly Schlein, la leader alla prova della piazza, sorride a tutti, scatta selfie, abbraccia con trasporto Adelmo Cervi, figlio di uno dei sette fratelli. Sotto un sole che sembra estate, Elly marcia fianco a fianco al sindaco di Firenze Dario Nardella, guarda un po’ il principale sponsor dell’aspirante segretario sconfitto Bonaccini: una foto che vale più di mille rassicurazioni sulla volontà di tenere unito il partito. Lontano lontano, in fondo al corteo, c’è anche Giuseppe Conte con un drappello di deputati del Movimento cinque stelle: fino all’altroieri, avrebbe guardato quella piazza come una ghiotta riserva di voti, oggi un po’ meno. Non che non sia amato – una signora lo rincorre con un mazzo di rose bianche – un pezzo del suo elettorato è senz’altro qui, epperò Elly Schlein è la novità che negli apparati molti non si aspettavano ma qui tra la gente forse sì, a giudicare dall’accoglienza da cantante rock e cordone di polizia.
Dopo la rottura dell’estate scorsa, dopo le scoppole ripetute delle Politiche e delle Regionali, quella di ieri a Firenze, con gli slogan antifascisti e le bandiere rosse della Cgil, è la prima manifestazione che ricuce e ricompatta un fronte di sinistra. Come a ottobre a Roma, il padrone di casa è Maurizio Landini: ma allora scendeva dal palco a salutare Conte e il Pd sembrava il comprimario; stavolta incontra riservatamente Schlein e poi lei lo aspetta in corteo in modo da entrare in piazza Santa Croce e sul palco insieme. L’ex premier resta imbottigliato tra la folla e tarda ad arrivare, per farcela in tempo gli tocca prendere una scorciatoia: alla fine eccolo là, l’abbraccio sotto al palco, i leader dei due partiti ex alleati insieme, accanto a loro Landini, «una mobilitazione straordinaria», sono tutti d’accordo, «i metodi squadristi non passeranno».
Ma è sul loro vero o presunto feeling in prospettiva, sulla volontà di lavorare di nuovo a un’alleanza sgretolata dalla caduta del governo Draghi, che si concentra l’interesse di tutti, dai giornalisti ai dirigenti di partito. E loro, che lo sanno, concedono una chiacchierata sul palco con la mano a nascondere la bocca ma a favore di telecamere, come a dimostrare la sintonia, e dichiarazioni di apertura, perché «su battaglie concrete noi ci siamo», assicura Conte, e «dobbiamo costruire sui temi convergenze in Parlamento e nel Paese per organizzare un’opposizione», aggiunge lei, che pensa al Movimento ma ci tiene a considerare della partita anche «forze civiche e della sinistra ecologista».
I temi sono già squadernati, dalla sanità pubblica alla Costituzione alla scuola: e presto, con più calma, si sono già ripromessi di incontrarsi. Si vedrà se anche il tema armi all’Ucraina sarà sul tavolo: lei, per ora, dice che «non è mai stato in discussione il supporto al popolo ucraino», ma «la sinistra deve continuare a perseguire un mondo di pace».
Aspettano di capirne di più anche nel Partito democratico: ieri erano in tanti con lei – da Peppe Provenzano a Gianni Cuperlo, da Nicola Zingaretti a Marco Furfaro e Chiara Gribaudo, anche la capogruppo che non l’ha votata Debora Serracchiani – ma nessuno si sbilancia, nessuno fa previsioni sul partito che verrà. «Elly è una sinistra fluida, non novecentesca, radicale nelle posizioni e concreta nelle soluzioni», resta sul vago l’ex veltroniano Walter Verini. Lei, per ora, si guarda intorno e soppesa la situazione: «Sono come in quella fase in cui in America si dice president elected, una segretaria elected – prende tempo – sarò in carica dal 12 marzo», quando si terrà l’Assemblea nazionale. È da quel momento che anche la minoranza del partito, quel 46 per cento abbondante che ha votato Bonaccini, si aspetta le mosse che faranno capire quanto sarà unitaria la gestione, e quale sarà la direzione delle alleanze. Per ora, a chi le fa gli auguri chiosando «mo’ però sono caz… tuoi», risponde con un sorriso: «Andava bene dire così ai segretari uomini… Diciamo che ora sono ovaie mie». —