
Dall’opposizione gridava allo scandalo, oggi il suo esecutivo ha un record negativo: fa peggio di SuperMario e Renzi
Giacomo salvini
Nell’autunno 2020, nel pieno della seconda ondata Covid, la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni accusava il governo Conte di “deriva antidemocratica” e di agire “in dispregio alla legge” per l’uso dei decreti del presidente del Consiglio (Dpcm) sulla pandemia. Un anno dopo, era il 10 ottobre 2021, sempre la leader dell’opposizione accusava il governo Draghi di “mortificare il Parlamento a suon di decreti”. E così via: gli archivi sono pieni di dichiarazioni di Meloni che, da esponente dell’opposizione, attaccava i governi di ogni colore per l’abuso della decretazione d’urgenza e “lo svilimento” del ruolo del Parlamento. Oggi la presidente del Consiglio Meloni ha stabilito un record: negli ultimi 15 anni il suo è il governo che, nei primi cento giorni, ha approvato più decreti legge, ossia quegli atti aventi forza di legge che devono avere i requisiti di necessità e urgenza e convertiti dal Parlamento entro 60 giorni dalla loro emanazione. Quindici in tutto, con una media di un decreto alla settimana.
A certificare il numero dei decreti approvati nei primi 81 giorni di mandato è stato l’Ufficio per la Programmazione del governo di Palazzo Chigi presieduto dal sottosegretario Giovanbattista Fazzolari: nella prima relazione sul monitoraggio dei provvedimenti attuativi, aggiornato al 10 gennaio, il governo aveva approvato 14 decreti legge. Oggi, dopo i cento giorni, sono diventati 15 con l’aggiunta della norma sulla trasparenza per i benzinai. A questi si aggiungono 9 disegni di legge e i 17 decreti legislativi per un totale di 41 provvedimento.
Quello sui decreti legge è un record rispetto agli esecutivi precedenti: nei primi cento giorni di governo, secondo i dati dal sito di fact-checking Pagella Politica aggiornati a ieri, Meloni è al primo posto per decreti approvati (15), seguita da Draghi (13), Renzi (11), Berlusconi-4 (9), Gentiloni (8), Monti (7), Letta (7), Conte-1 (7), Conte-2 (6). Insomma, Meloni ha dovuto riporre in un cassetto gli strali contro i governi che abusavano della decretazione d’urgenza e si è mossa in linea – andando anche oltre – con i governi precedenti.
Se da una parte l’utilizzo dei decreti legge si spiega con l’emergenza economica in corso e la fretta di approvare provvedimenti nella fase di rodaggio del governo, dall’altra però la lista delle norme urgenti approvate dal Consiglio dei ministri dimostra che dietro c’è anche una scelta politica. Se 4 decreti sono legati all’emergenza energetica e uno alla necessità di “salvare” l’ergastolo ostativo dalla sentenza della Corte costituzionale, diversi altri decreti sono stati approvati per una precisa scelta politica: si va da quello per punire fino a 6 anni di carcere i partecipanti dei rave party a quello contro le navi Ong che salvano migranti, passando per il prolungamento delle operazioni di voto fino alla proroga per l’invio di armi all’Ucraina per tutto il 2023.
Da adesso in poi l’obiettivo del governo sarà quello di limitare il più possibile l’utilizzo della decretazione d’urgenza, spiega un funzionario di Palazzo Chigi. Ed è per questo che il 20 gennaio scorso Meloni ha voluto incontrare il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, con l’obiettivo di ridurre l’approvazione dei decreti e dare più potere al Parlamento con percorsi più veloci per i disegni di legge governativi: per il momento, però, siamo solo agli annunci.
L’approvazione dei decreti legge è andata (quasi) di pari passo con l’uso dello strumento della fiducia: un modo per il governo di sopprimere il dibattito parlamentare e chiedere alle Camere un voto a “scatola chiusa” su ogni provvedimento. Nei primi tre mesi, secondo i dati di Openpolis, il governo Meloni ha posto cinque volte la fiducia, seconda solo a Renzi (9) ma superiore alle 4 del Berlusconi-4, Draghi, Gentiloni e Monti e le tre del Conte-2. Se però prendiamo in considerazione il rapporto tra voti di fiducia e leggi approvate, il governo di destra sale al primo posto con 5 su 5, davanti a quello di Monti (4 su 6) e Renzi (9 su 16).
