
Per il 40% di Ita Lufthansa è disposta a pagare 250-300 milioni
Giulio Da Silva
Toccherà ad Antonino Turicchi completare la trattativa con Lufthansa per la vendita di Ita Airways. Il dirigente pubblico resta alla presidenza della mini-compagnia nata dalla dissoluzione di Alitalia. Non andrà a fare il direttore generale del Tesoro al posto di Alessandro Rivera, perché ieri il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha ufficializzato la proposta di nominare Riccardo Barbieri in quella che è una poltrona chiave della nomenclatura statale. In virtù della delega alla “privatizzazione” Turicchi dovrà trattare con Carsten Spohr, l’ad della compagnia di bandiera di Berlino, insieme al Tesoro. Il primo vettore europeo non vuol lasciarsi scappare un’occasione d’oro che insegue da almeno 15 anni, mettere le mani sul secondo mercato del trasporto aereo per Lufthansa fuori dalla Germania dopo gli Stati Uniti. Sul tavolo di Giorgetti c’è una lettera d’intenti, non vincolante, presentata da Spohr. In una prima fase la società di Francoforte punta a una quota azionaria di minoranza, il 40%; solo in seguito, se Ita verrà risanata, i tedeschi faranno il passo fino al 100% del capitale. Un’operazione industriale e finanziaria che ricorda la presa del controllo dell’ex Sabena belga. Non un bel precedente perché la compagnia, ora Brussels Airlines, continua a volare in perdita e ha subìto diverse ristrutturazioni.
Per il 40% di Ita Lufthansa è disposta a pagare 250-300 milioni. Il prezzo finale sarà fissato quando si firmerà il closing, cioè l’accordo definitivo e ci sarà l’aggiustamento. I soldi di Lufthansa non andranno però al ministero dell’Economia, azionista unico di Ita, ma attraverso un aumento di capitale riservato entrerebbero nelle casse della compagnia, per rafforzarla a livello patrimoniale. Come se Lufthansa mettesse fino a 300 milioni dentro un salvadanaio, del quale possiederebbe il 40% e le chiavi per aprirlo, perché i tedeschi vogliono avere subito voce nella gestione. È come se avessero detto al governo: non ci fidiamo di voi, solo noi sappiamo come si può risanare Ita. Visti i risultati del passato, sarebbe difficile dar loro torto.
Nel fare i conti però bisogna considerare quale sarebbe il guadagno per il Mef. Dalla nascita di Ita a oggi lo Stato ha iniettato 1.070 milioni di capitale e ha l’autorizzazione di Bruxelles a erogarne altri 250 entro marzo, per un totale di 1,32 miliardi. Anche nel 2022 Ita ha avuto risultati in profondo rosso, il margine operativo lordo (Ebitda) stimato è -440 milioni, la perdita netta potrebbe essere sui 500 milioni, su un fatturato di un miliardo. Un salasso. Il piano dei tedeschi prevede che anche le somme successive per arrivare al 100% sarebbero iniettate nell’azienda con un aumento di capitale. L’importo non è stabilito. Ma poiché Ita avrà ancora altre perdite nel 2023 è prevedibile che il valore del patrimonio netto scenderà. Il Dpcm per la privatizzazione dice che il prezzo “tiene conto del valore patrimonio netto” della società. Il patrimonio netto a fine 2022 dovrebbe essere sui 500 milioni, nei prossimi mesi ci saranno nuovi apporti di capitale (dal Mef e, probabilmente, Lufthansa), poi andranno detratte le perdite. Insomma, i tedeschi potrebbero limitarsi a versare qualche altro centinaio di milioni. In ogni caso i soldi entrerebbero nella società e il Mef non incasserebbe nulla dalla vendita. Il beneficio sarebbe quello di non dover più mettere soldi dentro l’ex Alitalia. Dopo l’annuncio dell’offerta, le azioni Lufthansa ieri sono salite dell’1,15% a 9,36 euro, da inizio anno hanno guadagnato il 20,4 per cento.
