
Mosca fa muro alla rogatoria, i pm devono chiedere l’archiviazione dell’inchiesta sulla trattativa tra Savoini e i russi. Il n. 1 della Lega mai indagato
Davide Milosa
Il 16 luglio 2018, l’ex portavoce di Matteo Salvini, Gianluca Savoini, rientrato da un viaggio in Russia durante il quale ha partecipato con il leader della Lega, allora ministro dell’Interno, a un incontro con l’omologo russo Vladimir Kolokoltsev, ne parla con Francesco Vannucci, il quale riferisce tutto a Gianluca Meranda. Vannucci: “La sera c’è stata la cena, erano presenti (…) e Kappa (imprenditore russo)” che “è entrato nel ragionamento gli ha detto: allora, Matteo (Salvini, ndr), hai bisogno di una mano?”. Risponde l’allora vicepremier, secondo Vannucci: “Eh sì, sa tutto lui, non mi tenete nel mezzo, non mi chiamate, non fate il mio nome perché sono fottuto, però è una cosa che mi va bene, a cui tengo particolarmente, perché per me è la tranquillità”. L’imprenditore russo risponderà: “Provvederemo”. Vannucci commenta: “È un’operazione che interessa Emme, hanno avuto la copertura, il cappello politico, lo sanno”.
Il dialogo è contenuto nella richiesta di archiviazione della Procura di Milano rispetto all’inchiesta che vede indagati per corruzione internazionale Savoini, Vannucci, Meranda, su una presunta tangente da 65 milioni di dollari da veicolare in parte alla Lega per le Europee del 2019 e scontata da una compravendita petrolifera mai concretizzata di oltre 1 miliardo tra la compagnia russa Rosneft e una società di Eni (non indagata) con in mezzo la banca londinese Euro Ib che doveva fare da “camera di compensazione” per il transito del denaro. Il tutto immortalato in un audio registrato da Meranda durante l’incontro del 18 ottobre 2018 all’hotel Metropol tra i tre italiani con tre personaggi russi. Ancora Vannucci e Meranda, quest’ultimo “con ampia rete relazionale, estesa ad ambienti istituzionali e massonici” discutono dell’incontro con Kappa: “Io faccio l’accordo con Kappa (…) la sera viene Matteo e dirà avete fatto l’accordo?”. Secondo la Procura di Milano, che pur non ha mai iscritto il capo leghista nel registro degli indagati, “è apparso verosimile che Salvini fosse a conoscenza delle trattative portate avanti da Savoini, Meranda, Vannucci, volte ad assicurare importanti flussi finanziari al partito, e del resto appare irragionevole ipotizzare che operazioni di tale portata potessero condursi senza un avallo dei vertici politici”. Lo stesso Savoini aprirà l’incontro del Metropol con una dichiarazione politica: “È molto importante, in questo periodo storico e geopolitico, che l’Europa sia cambiata, il prossimo maggio ci saranno le elezioni”. Tuttavia, si legge ancora nella richiesta, “non sono mai emersi elementi concreti sul fatto che il segretario della Lega abbia personalmente partecipato alla trattativa”. E ancora: “Non vi sono elementi che Salvini” sapesse “del proposito di destinare una parte della somma ai mediatori russi per pagare pubblici ufficiali russi”.
L’incontro del luglio 2018 riferito da Savoini a Vannucci rientra nel conto totale di 40 riunioni tenute, secondo la Procura, “dagli indagati anche con esponenti della controparte russa tra il 19 aprile 2018 e l’8 maggio 2019 in Italia e in Russia”. Tra questi uno nel giugno 2018 quando i tre italiani a Mosca incontrano alcuni russi negli uffici della Avantgard Llc dell’imprenditore Konstantin Malofeev, identificato, secondo i pm, in Kappa. La triangolazione pensata dai tre su indicazione dei “political guys della Lega” doveva avvenire tra Rosneft e Eni Trading and Shipping (Ets) che avrebbe acquistato il gasolio dalla banca londinese Euro Ib. Una transazione simile (questa andata in porto), quasi “una sorta di assaggio”, avviene nell’agosto del 2018 tra una società svizzera di Rosneft e Ets. Compravendita di 23 mila tonnellate senza la mediazione di Euro Ib con uno sconto dell’8%.
Il 26 settembre Meranda e Vannucci incontrano il russo Andreevich Ilya Yakunin (presente poi al Metropol) in quel momento vice direttore della compagnia di Stato North Caucasus Development Corporation e vicino all’avvocato Vladimir Pligin a sua volta nella cerchia ristretta di Putin. Meranda riferisce dell’incontro a Savoini: “Ha confermato prezzo e quantità. Ha detto, firmeremo tra tre settimane, subito dopo il previsto incontro tra Masa (Matteo Salvini, ndr) e Dmko (Dimitri Kozak, allora ministro per l’Energia)”. E del resto il 17 ottobre 2018, un giorno prima del Metropol, si svolge nello studio di Pligin il vertice riservato tra Salvini (in quei giorni a Mosca per il congresso di Confindustria) e Kozak. Nonostante questo e i riferimenti a Salvini, la Procura pur convinta che “risulta” come “Yakunin, Kharchenko e Dugin abbiano negoziato per conto di altri soggetti, con i quali avrebbero dovuto condividere i proventi dell’operazione”, chiede di archiviare perché tali soggetti non sono stati identificati come pubblici ufficiali e perché la richiesta rogatoriale inviata a Mosca e reiterata nel 2022 è caduta nel vuoto.
