Reazioni. Alcuni mafiosi: “È sicuro, se lo sono venduti”. Niente commenti da Graviano&C.

Giuseppe Pipitone

“Fino a stamattina ero incensurato”. È quasi con una battuta che Matteo Messina Denaro ha commentato le operazioni di rito alle quali è stato sottoposto all’Ufficio matricola del penitenziario di L’Aquila. Ovviamente con la parola “incensurato” il padrino di Castelvetrano non intendeva certo riferirsi alla sua fedina penale, visto che è stato condannato più volte all’ergastolo. Semplicemente il boss delle stragi voleva sottolineare il momento esatto della sua prima volta in carcere. A differenza di Totò Riina e Bernardo Provenzano, arrestati in gioventù, Messina Denaro non aveva mai trascorso una notte in cella.
La prima è arrivata a quasi trent’anni esatti – era il giugno del 1993 – dall’inizio della sua latitanza. “Non voglio collaborare”, è invece il senso di quello che ha detto il padrino al procuratore Maurizio De Lucia e all’aggiunto Paolo Guido, poco prima di essere trasferito dall’aeroporto di Boccadifalco, a Palermo, fino a Pescara, con un volo di Stato. Da qui i carabinieri del Ros lo hanno condotto in auto fino al capoluogo dove lo hanno poi consegnato agli uomini del Gom della Polizia penitenziaria.
La reazione dei boss detenuti all’arresto dell’ultimo grande latitante di Cosa Nostra? “Se lo sono venduto”, è il commento di alcuni esponenti di clan di Camorra alla notizia del blitz raccontata dai tg. “Qualcuno ha fatto la spia”, hanno urlato alcuni camorristi di piccolo calibro. Silenzio assoluto, invece, è quello registrato nelle celle dei boss di primo livello di Cosa nostra: nessun commento da parte di Giuseppe Graviano, molto vicino a Messina Denaro ai tempi delle stragi. È rimasto muto anche il fratello del capomafia di Brancaccio, Filippo, uno degli “ospiti eccellenti” del carcere di L’Aquila.
Il penitenziario abruzzese è quello con i record di detenuti al 41-bis. Ospita, infatti, anche altri mafiosi di spicco come Carlo Greco o Ignazio Ribisi. Ma in Abruzzo ci sono anche camorristi di primo livello come Paolo Di Lauro senior, ed esponenti della ’ndrangheta come Pasquale Condello. Nel reparto 41-bis donne, poi, è detenuta anche Nadia Desdemona Lioce, la terrorista delle nuove Brigate Rosse condannata per gli omicidi Biagi e D’Antona.
È qui, dove in passato venne portato anche Provenzano, che Messina Denaro ha concluso il suo primo giorno da carcerato. Dopo le operazioni di rito – le foto segnaletiche e la registrazione delle impronte digitali – è stato condotto nella sezione, quella al piano terra del carcere, dedicata ai detenuti considerati più pericolosi. Sorvegliato 24 ore su 24, nel primo giorno da carcerato l’ex latitante è stato subito affidato ai medici della Asl che operano all’interno dell’istituto. Sono state valutate le sue condizioni cliniche, che continueranno a essere monitorate costantemente all’interno del penitenziario: le cure al mafioso, malato di tumore, saranno somministrate dentro allo stesso istituto di pena, dove sarà allestita una sala attrezzata per la chemioterapia. Secondo quanto è emerso, sarà direttamente il primario del reparto a gestione universitaria a gestire in presenza le cure.
Per ragioni di sicurezza, infatti, non sono previste visite mediche all’esterno, se non per eventuali interventi chirurgici. “Riceverà lo stesso trattamento di tutti gli altri detenuti con patologie sanitarie. Garantiremo il suo diritto alla salute”, dice il Garante dei detenuti dell’Abruzzo, Gianmarco Cifaldi. Intanto, nei prossimi giorni, il boss si prepara a ricevere le prime visite in carcere.