




Maria Rita Gismondo
Che si sia credenti o no, cattolici o di altra religione, praticamente in tutto il mondo, il periodo natalizio è un clima festivo. Su ogni pensiero religioso, negli anni, il business ha preso il sopravvento. Ognuno di noi, all’avvicinarsi delle date festive, nutre il desiderio di ricevere dei regali. Spesso rimaniamo delusi ma, ogni anno, continuiamo ad attenderli. E allora anche noi, oltre ai desideri privati, ci permettiamo di nutrire qualche speranza che dal cielo (ognuno lo interpreti come vuole) ci arrivi un dono per la nostra Sanità. Il primo regalo della lista è l’immediata revisione del Pnrr riguardante i fondi per la Sanità. Non sprechiamoli duplicando strutture già esistenti e mal funzionanti. Caro Babbo Natale, dacci Pronto Soccorso che non abbiano i corridoi affollati da barelle con malati che sono in attesa anche da giorni. Per far ciò, non aspettiamo il 2024 (vedi Mef) per dare ossigeno a queste strutture di primaria importanza. Non assistiamo inermi all’inaccettabile carenza di personale sanitario, mal sostituito da liberi professionisti che vengono ricompensati con parcelle giornaliere pari a un salario mensile dei colleghi che si addossano turni massacranti e scappano via. Diamo qualità alla professione medica. Ciascuno di noi ha dedicato, dopo le scuole superiori, almeno undici anni di studio per arrivare in corsia. Babbo Natale, aumenta gli stipendi! Mettili, almeno, alla pari di un buon artigiano. Sulla rivista BMC sono stati pubblicati i risultati di uno studio condotto in 4 Paesi europei sulla qualità della Sanità: Physicians’ views on resource availability and equity in four European health care systems (“Opinioni dei medici sulla disponibilità delle risorse e l’equità in quattro sistemi sanitari europei”). L’Italia risulta all’ultimo posto per risorse economiche dedicate ai servizi sanitari. La mancanza di risorse destinate alla sanità pubblica può portare a gravissime conseguenze Secondo l’osservatorio Sipri, la spesa legata al settore militare nell’anno 2019 si è attestata intorno ai 27,8 miliardi di dollari, pari all’1,3% del Pil nazionale. Nell’ultimo anno si sono aggiunti circa 450 milioni spesi in armi per la guerra in Ucraina. Tutto giustificato, ma se dobbiamo scegliere tra un’arma e un farmaco salvavita, noi scegliamo quest’ultimo.Direttore microbiologia clinica e virologia del “Sacco” di Milano
