PAOLO BARONI
ROMA
Sul Reddito di cittadinanza la stretta è tripla: tra le proteste dei 5 Stelle e della Sinistra non solo l’erogazione dell’assegno viene ridotta da 8 a 7 mesi per coloro che sono considerati occupabili, in modo da risparmiare altri 225 milioni (portando il totale a un miliardo) ma a partire dal nuovo anno se si rifiuta anche la prima offerta di lavoro si perde il diritto a ricevere i contributi previsti per chi versa in difficoltà.
L’emendamento approvato la scorsa notte, innanzitutto, sopprime dal testo la parola «congrua» per cui ogni offerta di lavoro è possibile e va accettata. Qualsiasi occupazione in qualsiasi parte d’Italia. In questo modo però salta una delle garanzie a favore dei percettori del reddito tra le più delicate, dal momento che con le norme attuali, che il governo di centrodestra ha deciso di modificare radicalmente, per definire «congrua» una offerta di lavoro proposta ad un percettore del Rdc occorre valutare la coerenza tra offerta di lavoro e le esperienze e le competenze maturate, la distanza del luogo di lavoro dal domicilio (entro 80 chilometri) ed i tempi di trasferimento mediante i mezzi pubblici (raggiungibile in 100 minuti).
Per i 5 Stelle da mesi ormai schierati in difesa di questa misura con l’attacco al Rdc il governo «mira ad una schiavitù 2.0», mentre l’Alleanza Verdi Sinistra definisce «grave l’assalto al reddito, che di fatto viene subito cancellato». «Serve una mobilitazione ampia del Paese, che dia forza alla battaglia delle opposizioni in Parlamento» propone il capogruppo Avs in Commissione Lavoro, Franco Mari. «Siamo alla follia. Dire che le persone che sono più indigenti devono accettare qualsiasi proposta di lavoro in qualsiasi parte d’Italia significa distruggere l’ascensore sociale: riguarda un ingegnere che ha lavorato per anni e deve andare a fare il lavapiatti da tutt’altra parte dell’Italia e riguarda chi ha studiato giurisprudenza e deve accettare un lavoro sottopagato in qualunque parte del Paese» ha dichiarato il leader dei 5 Stelle Giuseppe Conte attaccando le modifiche proposte da Maurizio Lupi. Altra «follia» secondo l’ex premier la scelta di «abbandonare a loro stessi i ragazzi che non hanno potuto terminare i percorsi di studio».
A partire dal nuovo anno, infatti, i giovani tra 18 e 29 anni che non hanno completato le scuole dell’obbligo vengono esclusi dal Reddito di cittadinanza. Per riceverlo dovranno iscriversi a percorsi formativi o comunque funzionali all’adempimento dell’obbligo. Per capire l’entità di questo fenomeno basta vedere i numeri elaborati dalla Fondazione Agnelli sugli ultimi dati del ministero dell’Istruzione riferiti al passaggio tra l’anno scolastico 2018-19 ed il 2019-20: in appena 12 mesi sono stati oltre 100 mila i ragazzi che si sono persi per strada, il 4,26% del totale degli studenti dell’obbligo. Se si guarda alla fascia 18-24 anni stando all’Istat il fenomeno dell’abbandono riguarda il 12,7% .
Un’altra novità riguarda la quota del Reddito prevista per l’alloggio in caso di abitazione d’affitto: a partire dal nuovo anno sarà erogata direttamente ai proprietari delle case. Soddisfatta Confedilizia che ha suggerito al governo questa modifica: «fa giustizia di una beffa che troppe volte si è aggiunta al danno. I proprietari-locatori in molti casi non solo non ricevevano dagli inquilini gli importi dovuti, ma dovevano assistere all’utilizzo per altre finalità della parte del sussidio statale per legge dovuta loro» ha spiegato il presidente Giorgio Spaziani Testa.
A Conte ieri ha risposto innanzitutto Lupi secondo il quale «la vera follia non è aver eliminato la parola “congrua”, che vuol dire tutto e niente, ma negare il diritto al lavoro, scommettere sulla povertà delle persone e fomentare irresponsabilmente le piazze con dichiarazioni incendiarie. Chi non può lavorare continuerà a percepire il reddito, ma la lotta alla povertà si vince creando occupazione e, per questo abbiamo trovato fondi per sostenere le assunzioni dei giovani». Anche il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida a sua volta ha preso di petto Conte sostenendo «che lui di follie se ne intende perché ne è stato protagonista per tutti questi anni nei quali l’Italia è stata messa in ginocchio, senza una strategia e con una dispersione di risorse».
Sia il ministro dell’Economia Giorgetti che la titolare del Lavoro Calderone ieri hanno difeso queste modifiche spiegando «che non riguardano tutti ma solo chi può accettare lavori» e che l’obiettivo «è creare occasioni di lavoro per chi percepisce il reddito, ad esempio con la decontribuzione totale». Quanto al resto, dopo l’emendamento approvato ieri, Calderone ha assicurato che a gennaio il governo approverà un decreto per definire la seconda gamba essenziale per i beneficiari e «mettere i puntini sulle “i”» sulle politiche attive. —

