Via l’offerta congrua: i beneficiari devono accettare di tutto. Dal taglio alle mensilità allo stop a chi non ha finito le scuole, fino ai voucher: l’esecutivo vuole salari da fame

Carlo Di Foggia

Da quando il Reddito di cittadinanza è stato approvato, tre anni orsono, un sussidio in media di 550 euro al mese a “nucleo percettore” è diventato il nemico numero uno di una grossa fetta di imprenditoria italiana – e dei suoi addentellati politici – abituata a scaricare sul costo del lavoro la sua crisi ultradecennale. È il famoso “modello Bangladesh” che ha portato i salari reali italiani a essere gli unici a calare in 30 anni tra i Paesi avanzati e il leader della Confindustria, Carlo Bonomi, a dire che “quando cerchiamo i giovani per dargli lavoro abbiamo un grande competitor che è il Reddito di cittadinanza”. È forse in ossequio a questa idea di sviluppo che ieri la maggioranza di centrodestra, dopo la prima stretta, ha provato a dare l’ultima picconata al sussidio con una norma pasticciata: è il tassello finale di una serie di scelte con cui la prima legge di Bilancio del governo Meloni incentiva il lavoro povero.
La manovra aveva già ridotto da 12 a 8 mesi la durata del sussidio a partire dal 2023 per i percettori “occupabili”, cioè gli 860 mila beneficiari, purché senza minori o anziani a carico, in grado di lavorare e firmare il “patto per il Lavoro”. Poco importa che 176 mila di loro un lavoro ce l’abbiano già, ma integrano col Reddito un salario da fame: lo perderanno come gli altri, dopo essere stati obbligati a seguire un corso di formazione. Ieri notte gli emendamenti della maggioranza in commissione Bilancio hanno fatto il resto. Le mensilità sono state ridotte a 7, ma non solo. Viene cancellata la cosiddetta “offerta congrua”, costringendo di fatto i beneficiari ad accettare qualunque lavoro e su tutto il territorio nazionale, pena la perdita del sussidio. Oggi la norma considera “congrua” l’offerta coerente con le esperienze e competenze maturate, la distanza dal domicilio e i tempi di trasferimento (entro 80 chilometri e raggiungibile in 100 minuti col trasporto pubblico): domani un percettore di Reggio Calabria sarà costretto ad accettare un lavoro qualsiasi a Treviso o a perdere l’assegno.
L’offerta congrua, peraltro, è un concetto difficile e complesso, di fatto quasi mai applicato, perché i Centri per l’impiego vengono snobbati dalle aziende o le offerte sono spesso talmente carenti da rendere impossibile confrontarle con le esperienze e le competenze dei percettori, anche considerando che il 70% di loro non va oltre la licenza media e non ha un lavoro da più di tre anni. Con la manovra 2022 il governo Draghi aveva già iniziato a punire i più poveri riducendo da tre a due le offerte rifiutabili. Meloni le ha portate a una e ora si prova a eliminarla del tutto dimenticandosi che il Rdc, come tutte le misure simili nei grandi Paesi europei, non è un mero strumento di politiche attive.
“Una scelta folle”, per Giuseppe Conte. Per Alleanza Verdi e Sinistra di fatto il Reddito per gli occupabili viene eliminato nel Sud, dove la domanda di lavoro è assai meno qualificata. A queste contestazioni ha risposto il cognato di Giorgia Meloni, Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, dall’assemblea della Coldiretti, euforica per la reintroduzione dei voucher: “La possibilità di lavorare in Italia esiste, la congruità è un fattore naturale – ha detto lo sciur padrun ministeriale – Noi importiamo schiavi quando apriamo flussi dall’estero? Io gli schiavi non li importo, quindi credo che quei lavori che vengono offerti a cittadini che vengono dal resto del mondo siano dignitosi anche per chi dice che andrebbe a rubare senza il Reddito”.
La nuova idea è frutto di un pasticciato emendamento di “Noi moderati” di Maurizio Lupi, la lista che annovera come sua seconda gamba Coraggio Italia di Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia e fondatore di Umana spa, una delle più grandi agenzie interinali italiane, le avversarie più agguerrite del Rdc, che assegnava un ruolo fondamentale nelle politiche attive ai Centri per l’impiego, togliendolo a loro (poi Draghi gli ha aperto le porte). Lupi ha rivendicato l’emendamento, che però rischia di essere inefficace visto che elimina la parola “congrua” dalla modifica apportata in manovra, che riduce da due a una le offerte rifiutabili, ma non la elimina dal decreto istitutivo del Reddito.
Resta comunque il tentativo, che mette nuovamente in imbarazzo la ministra del Lavoro, Marina Calderone. L’offerta “deve avere caratteristiche comunque di accettabilità”, ha detto ieri annunciando un decreto a gennaio “per mettere i puntini sulle i”. Alla Camera però sono state approvate altre due modifiche punitive. La prima, voluta dalla Lega, toglie il Rdc agli under 29 che non hanno completato la scuola dell’obbligo, in alternativa devono frequentare un percorso formativo che punti ad assolverlo. Un pallino del ministro dell’Istruzione (e del merito) Giuseppe Valditara e pure un bel regalo alle scuole paritarie pronte a offrire i corsi. Fratelli d’Italia invece ha ottenuto di assegnare direttamente ai proprietari di casa la quota dell’assegno che va a coprire l’affitto di casa facendo gioire Confedilizia: “Fa giustizia di una beffa che troppe volte si è aggiunta al danno”, ha esultato ieri il presidente Giorgio Spaziani Testa.
Il Reddito di cittadinanza, insomma, ha i mesi contati. La strategia del governo è di rimuovere lacci e lacciuoli che arginano il lavoro povero, situazione in cui versa quasi un un lavoratore su tre. Meloni, per dire, ha deciso che, in attesa di eliminare il sussidio, solo gli stagionali potranno cumularlo al salario, fino a un limite di 3 mila euro, facendo felici le aziende del turismo, non proprio un settore che vanta buoni salari. Ieri, invece, Coldiretti si complimentava con Lollobrigida per la reintroduzione dei voucher. La manovra infatti riporta il limite a 10 mila euro annui per braccianti, colf, badanti, lavoratori agricoli e del turismo di aziende fino a 10 dipendenti. In pratica, si torna ai buoni lavoro da 10 euro liberalizzati da Renzi ed eliminati da Gentiloni per disinnescare il referendum della Cgil dopo che erano esplosi dai 536 mila venduti del 2008 ai 134 milioni nel 2016, in gran parte finiti a sostituire contratti esistenti. È appena il caso di ricordare che in Italia sono almeno 5 milioni i lavoratori con un reddito annuo inferiore ai 10 mila euro.
Sempre per la gioia di Coldiretti, via emendamento è arrivata anche una nuova “disciplina del lavoro occasionale” in agricoltura, con contributi per i datori ridotti ai minimi e un tetto a 45 giorni per disoccupati, pensionati, giovani, detenuti etc. Il Bangladesh è sempre più vicino.