RISPARMI PER 30 MILI ONI
ALESSANDRO BARBERA
ROMA
Il caso più clamoroso è l’emendamento 146.020 sui Comuni. Viene messo in votazione con la numerazione sbagliata. Risultato: un buco nei conti da 400 milioni di euro. Poi c’è la proposta per riportare al lavoro i funzionari pubblici pensionati: appare e sparisce in poche ore. E c’è quella che resta senza padrini, il colpo di spugna per gli evasori. Qualcuno già scommette riapparirà, più avanti. Roma, Camera dei deputati, ieri. L’aria del Natale spinge la politica a stringere i tempi sulla legge di Bilancio, anche se due notti in bianco non sono bastate a terminare nemmeno il lavoro preliminare della commissione. Di scene così se ne vedono ogni anno, ma il 2022 resterà negli annali come uno dei più complicati. Di attenuanti ce ne sono molte: il voto a settembre, l’arrivo di una nuova maggioranza, la Camera ridisegnata da una riforma costituzionale che ha ridotto il numero deputati da 630 a 400 senza che nel frattempo sia stato approvato un nuovo regolamento. Sia come sia, solo oggi – 22 dicembre- l’aula inizierà la discussione di un provvedimento che andrà al voto di fiducia il venerdì dell’antivigilia.
«Il bicameralismo va ripensato. La Finanziaria dovrebbe essere votata da un solo ramo del Parlamento», ammette il presidente del Senato, Ignazio La Russa. Se ne parla da decenni, ma non accade mai. Sia come sia, Giorgia Meloni si deve augurare non ci siano più intoppi. Diversamente il 29 dicembre, quando ci sarà la consueta conferenza stampa di fine anno, si potrebbe trovare nell’imbarazzante condizione di non aver chiuso il più importante provvedimento di governo che c’è.
Il calendario è più o meno deciso, e val la pena raccontarlo nel dettaglio: alle otto di stamattina l’aula della Camera inizierà la discussione generale. Ore a disposizione: tre. Si torna in Commissione per sistemare l’emendamento 146.020, poi il governo porrà la questione di fiducia in aula. A quel punto il regolamento impone 24 ore di pausa, dopo le quali ci sarà una nuova discussione, le dichiarazioni finali, gli ordini del giorno, e solo dopo si inizierà a votare.
Nel frattempo Meloni dovrebbe volare ad Erbil per incontrare il contingente italiano nel Kurdistan iracheno. Venerdì sera o sabato il governo sarà costretto a riunirsi per votare la variazione al bilancio dello Stato. I senatori sono precettati per il 27 dicembre, appena in tempo per rispettare la scadenza di legge. Se malauguratamente si dovesse finire all’esercizio provvisorio (non accade dal 1988) il governo nel 2023 sarebbe costretto a programmare le spese mese per mese. Non accadrà, per un soffio.
«Approveremo nei tempi, come sempre», fa sapere Luca Ciriani. Il ministro per i rapporti con il Parlamento, già capo dei senatori di Fratelli d’Italia, ha passato 48 ore in bianco o quasi. I colpi di scena non sono mancati nemmeno ieri, e sono in gran parte frutto di problemi interni alla maggioranza.
In mattinata spunta un emendamento sulle pensioni. Più di un ministro lo invoca nel tentativo di riportare nei palazzi funzionari d’esperienza costretti al riposo. La proposta è dichiarata inammissibile dagli uffici di Montecitorio, con scorno di molti. L’ex ministro Maurizio Lupi è riuscito a cambiare ancora le regole del Reddito di cittadinanza: per i lavoratori cosiddetti «occupabili» nel 2023 durerà solo sette mesi. Non solo: la prima offerta di lavoro rifiutata farà venir meno qualunque sussidio. Non dovrà essere nemmeno «congrua», ovvero a meno di ottanta chilometri di distanza. E’ improbabile che in così pochi mesi accada a molti, ma è buona pubblicità per chi pensa che gli attuali percettori siano fannulloni o quasi.
Ieri c’è stata una dura polemica sul destino dei 500 euro della dote ai diciottenni. Di qui in poi sarà garantita solo a chi ha un reddito inferiore ai 35mila euro o ha ottenuto cento alla maturità. Il partito di Renzi, che di quel bonus ha fatto una bandiera, denuncia il definanziamento. E in effetti così recita l’emendamento approvato, anche se il Tesoro garantisce ci siano in cascina fondi non spesi. Per evitare l’ostruzionismo dell’opposizione il governo ha anche fatto concessioni. Il Pd ad esempio sbandiera la conferma del bonus psicologo, che sale da 600 a 1.500 euro. —
Twitter @alexbarbera

