Tour tra i percettori, mentre i dati premiano 5s e Majorino

Lorenzo Giarelli

Milano. “Le persone che incontriamo, da Nord a Sud, ci chiedono dignità”. Giuseppe Conte vuole scrollare via dal reddito di cittadinanza l’etichetta che lo descrive come una misura di assistenzialismo per il Meridione, sicuro che cambiare la narrazione sul sussidio sia anche cambiare la narrazione sull’intero Movimento 5 Stelle.
E allora l’ex premier trascorre un gelido mercoledì tra Torino e Milano: in Piemonte, insieme tra gli altri a Chiara Appendino, fa visita agli asili notturni Umberto I; in Lombardia incontra i percettori del reddito nella sede dell’associazione Opera Cardinal Ferrari. Lì segue la Prima della Scala: “Mi hanno invitato tante volte quando ero primo ministro, ho sempre detto di no. Sono contento di vederla qua con voi”, confida Conte ai volontari e a chi è venuto ad ascoltarlo nella periferia milanese.
La tappa al Nord arriva dopo quelle a Roma e a Napoli: “Vedo un’Italia capovolta – attacca Conte – il governo non ha letto la Costituzione, perché sembra premiare in modo deliberato i cittadini privilegiati”. Ad accoglierlo a Milano c’è Pasquale Seddio, presidente dell’ente di volontariato a contatto con una città che sembra lontanissima da quella dei grattacieli e del lusso: “Qui ci sono 9500 persone completamente fuori dai radar, persone che lo Stato neanche riesce a mappare e che quindi non hanno accesso ai sussidi”. Eppure la povertà è condizione da cui nessuno può sentirsi immune. Davanti a Conte si presentano uno dopo l’altro i percettori del reddito. Giusy lavorava nel settore delle pulizie fino a dieci anni fa, poi un grave incidente l’ha costretta a due operazioni chirurgiche dopo le quali si muove con fatica: “Prendo 309 euro per la disabilità. Senza il reddito di cittadinanza, non sopravviverei”. Così anche Loredana, madre di quattro figli: “Io sono occupabile. Ma l’ultima volta mi hanno offerto 1 euro e 50 l’ora”. Conte rivendica la difesa della misura: “Ma purtroppo la politica coi poveri non parla, preferisce i potenti”.
Ad applaudirlo ci sono il coordinatore lombardo 5 Stelle, Dario Violi, e il capogruppo in Regione, Nicola Di Marco. Sanno che la presenza di Conte a Milano è simbolica: qui si vota per le regionali tra meno di tre mesi e c’è da raccontare una Lombardia rimasta indietro. Prima di tutto però bisogna decidere come presentarsi alle elezioni, tema ancora irrisolto. I 5 Stelle si stanno da tempo confrontando col centrosinistra, che per sfidare Attilio Fontana e Letizia Moratti ha già in campo Pierfrancesco Majorino. Oggi ci sarà un altro incontro tra le delegazioni e entro la fine della settimana arriverà una decisione sull’alleanza tra Pd e Movimento. A pesare saranno le convergenze programmatiche, certo, ma non si potranno ignorare i numeri. E dopo i primi sondaggi, una nuova rilevazione di Izi disegna orizzonti inediti per l’asse giallorosa. Fermo restando Fontana davanti a tutti al 45 per cento, infatti, un’ipotetica coalizione con 5Stelle, Pd, Sinistra, Verdi e Più Europa (che però, in caso di ingresso del M5S, ha annunciato la fuga) potrebbe raggiungere addirittura il 40 per cento, mantenendo lontanissima Moratti (14,8 per cento). Il tutto grazie a voti di lista nettamente favorevoli a FdI (27 per cento) ma deludenti per la Lega (14,9), con Azione e Iv non oltre il 9,8 per cento. Col Pd al 17, il M5S al 9,8 e SI-Verdi sopra il 5, Majorino potrebbe quindi avvicinarsi a Fontana. Ma anche qualora l’alleanza giallorosa restasse su valori leggermente più bassi (complice l’addio di Più Europa e il malcontento di parte del Pd), il sondaggio dimostra una tendenza netta, come spiega Giacomo Spaini, amministratore delegato di Izi spa: “Con una coalizione larga, la Lombardia diventerebbe nuovamente contendibile. La candidatura di Moratti, per quanto prestigiosa, non prosciuga a sinistra e non erode a sufficienza neanche a destra. Fontana ha un vantaggio evidente, ma è altrettanto chiaro che l’alleanza coi 5 Stelle rafforzerebbe le chance di competere. Gli elettori gradiscono l’alleanza”. Quella che nel Lazio non è stata possibile, dice Conte, per colpa del Pd: “Abbiamo chiesto di partire dai tempi, il giorno dopo hanno annunciato Alessio D’Amato come loro candidato”. In Lombardia potrebbe andare meglio.