Ridotto il ricalcolo contro l’inflazione
Per finanziare gli interventi nel campo della previdenza, il governo ha ipotizzato di rimodulare al ribasso il recupero dell’inflazione previsto per il nuovo anno che per le casse dello Stato comporta un onere decisamente rilevante (23 miliardi nel 2023 e 50 in tre anni) dovendo applicare una rivalutazione degli importi pari al 7,3%. Posto che sino a 2.100 euro circa di lordo mensile (4 volte l’importo minimo) il recupero dell’inflazione sarà pieno, sugli importi più alti, a seconda delle soluzioni che alla fine si deciderà di adottare, i risparmi potrebbero valere tra 1,5 e 3 miliardi. Nel primo caso basterebbe ridurre dal 75% al 50% gli aumenti destinati alle pensioni superiori a cinque volte il minimo (2.621 euro lordi/mese). Ma tagliando al 50% la perequazione delle pensioni tra le quattro e le cinque volte il minimo (tra i 2.097 euro e i 2.621) la cifra potrebbe raddoppiare. I risparmi sarebbero minori (1,45 miliardi) se il taglio si facesse solo per la parte di pensione che eccede i 2.097 euro, in pratica applicando una franchigia per la parte di pensione fino a quattro volte il minimo. P. BAR.
Incremento a 570 euro per 2,5 milioni di italiani
Sono circa 2,5 milioni, su un totale di 16,6, i pensionati che in Italia ricevono un assegno integrato al minino. Il loro reddito pensionistico lordo annuo è pari a 3.791 euro, ovvero 291,6 euro al mese. L’assegno minino nel 2022 valeva 524,35 euro per 13 mensilità che a partire dal prossimo anno per effetto del recupero dell’inflazione – pari ad un più 7,3% – sarebbe salito di 38 euro a quota 562. A questo incremento il governo aggiunge una quota in più avvicinando le pensioni minime al tetto dei 600 euro con una indicizzazione pari al 120% rispetto all’inflazione. Oltre a questo il governo, secondo fonti della maggioranza, ha previsto la possibilità per questa fascia di pensionati di poter cumulare la pensione minima con la nuova social card destinata ai meno abbienti che hanno un reddito inferiore ai 20 mila euro. Si tratta della carta per gli acquisti per i beni di prima necessità che oggi è concessa a over 65 e bimbi sotto i tre anni con particolari requisiti (i titolari sono i genitori) e, come già avviene, sarà distribuita dai Comuni.
Pane e latte, resta l’Iva c’è la carta risparmio
Nella manovra non entra il taglio dell’Iva al 4% sui beni di prima necessità come il pane, la pasta ed il latte, ipotizzato venerdì scorso da fonti di governo. Pur trattandosi di una misura che avrebbe potuto avere un evidente impatto sull’opinione pubblica, infatti, stando ai conteggi fatti dai consumatori, il beneficio concreto per i consumatori sarebbe stato davvero minino, in media 21,56 euro di risparmio a famiglia: appena 10 euro e 7 centesimi sul pane, 5 euro e 40 cent sulla pasta, 6 euro e 9 centesimi per il latte. Di fatto «un bluff». Per questa ragione ai tavoli di confronto politico che si sono susseguiti sino ieri il progetto sarebbe stato accantonato. Ma non del tutto. Stando a fonti parlamentari di maggioranza, infatti, verrebbe introdotta come alternativa una sorta di carta risparmio che verrebbe erogata dai Comuni alle famiglie in difficoltà. Per questo scopo verrebbe istituito un fondo ad hoc che disporrebbe di uno stanziamento pari a circa 500 milioni lo stesso importo ipotizzato per il taglio dell’Iva.
Pannolini meno costosi Più soldi per chi ha figli
Arriva una maggiorazione dell’assegno unico anche per chi ha il primo figlio: oltre al raddoppio della maggiorazione forfettaria dell’assegno unico universale per i nuclei numerosi a partire dal terzo figlio (che passerebbe quindi da 100 a 200 euro), arriverà un sostegno rafforzato anche per il primo figlio. Si tratta, viene spiegato, di un pacchetto «sostanzioso» per la famiglia e la natalità. In questo quadro viene ridotta l’Iva sui prodotti per l’infanzia e lo stesso agevolazione è previsto per gli assorbenti. Con la «tampon tax» entrata in vigore quest’anno l’aliquota applicata ai prodotti destinati all’igiene femminile era stata ridotta dal 22 al 10%. Adesso si è deciso di dimezzarla ulteriormente. Già nel 2019 c’era stato un primo tentativo di ribasso, conclusosi con una riduzione al 5% solo per gli assorbenti compostabili e biodegradabili molto più costosi rispetto agli altri. A livello europeo una recente direttiva della Commissione ha semplificato le procedure per consentire ai vari paesi di intervenire con meno vincoli. La Spagna è già al 4%, mentre in Irlanda l’Iva è a zero.

