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ESERCITI PARALLELI – Il ruolo delle compagnie militari di contractor DI THOMAS MACKINSON 4 MARZO 2022
“Non c’è guerra senza privati. Alcuni, mi creda, hanno mezzi, capacità logistiche e operative da far invidia agli eserciti regolari di molte nazioni. La Draken International addestra i piloti americani con 150 aerei da combattimento, l’Irlanda ne ha 18, di questo parliamo. Dunque, sì, anche io ho pensato subito all’impiego di società militari private come opzione per consegnare armi occidentali all’Ucraina”. Pietro Orizio è forse il massimo esperto in Italia di private military company, le società che addestrano eserciti per conto terzi e si materializzano negli scenari bellici perfino come loro avamposti, per operazioni particolarmente “delicate”.
È il casodella consegna delle armi che Nato ed Europa stanno portando alla frontiera ucraina. Ancora non è chiaro come arriveranno a destinazione. Ufficialmente, le prenderà in carico il governo, ma se tramite le forze armate, la guardia nazionale o strutture paramilitari questo non si sa. È escluso lo faccia l’Occidente, rischioso che lo faccia l’esercito regolare, con colonne di carri che sarebbero ben visibili ai satelliti di Putin, che vanta ancora maggior controllo dello spazio aereo. L’ipotesi è che entrino in campo le military company. “Diversamente i russi cercherebbero subito di neutralizzare quel carico che è un bersaglio militare legittimo, trasporta rifornimenti bellici a una forza ostile”, spiega Gianandrea Gaiani, direttore della rivista Analisi e Difesa, per 25 anni reporter di guerra su vari fronti. “Sicuramente proveranno a occultarlo – sostiene –. Perché se utilizzi veicoli civili i russi li fanno saltare per aria, e poi non puoi dire che è un crimine di guerra”. C’è anche il rischio che, così facendo, si mettano a repentaglio auto di civili in fuga che nulla c’entrano. I contractor sono una “risorsa flessibile”, vengono usati per addestramento, logistica e rifornimento ma anche per tutte quelle operazioni precluse alle forze regolari per capacità od opportunità dell’intervento. “I turchi e i russi li hanno usati per stabilizzare la Libia, nel primo caso mercenari siriani, nel secondo quelli della Wagner”. E anche in Ucraina sono ben presenti, dacché l’area si è destabilizzata. “Dal 2014 Paesi Nato come Usa, Canada, Gran Bretagna, ma anche la Polonia e le Repubbliche baltiche che sostengono l’Ucraina li impiegano in Ucraina in funzione anti-russa. Sono poi gli stessi Paesi che hanno sostenuto e finanziato il golpe del Maidan”. Europa dell’Est e Balcani sono diventati territorio d’elezione per campi di addestramento militare. Che anche le nuove armi in arrivo richiedono. “Va anche considerato – precisa Orazi – che l’esercito non è addestrato a queste armi. La maggior parte sono di tipologia e tecnologia occidentali, quelle in uso alle forze regolari di Zelensky sono russe”. Essendo la velocità variabile fondamentale dell’operazione “è assolutamente plausibile che le compagnie militari private stiano facendo proprio questo nei campi di addestramento”. Centri che sono sorti come funghi negli ultimi otto anni, sia per la forte richiesta sia per una legislazione più favorevole, spinte da un contesto spazzato dal vento delle armi. Il settore oggi è così inflazionato che si sono ridotti anche i costi dei contratti governativi. C’è poi un’altra convenienza, sottolinea l’esperto: “Facevo l’esempio degli aerei non a caso. Quando si trattava la consegna di aerei da parte dei Paesi dell’Est all’Ucraina ci si era posti il problema di chi doveva pilotarli. L’ipotesi era di mettere ai comandi contractor: qualunque cosa fosse successa la Nato poteva lavarsene le mani, sono dei privati. Basta farli passare come volontari”.
