
Antonio Bravetti
Roma
Aspettando Beppe Grillo. Il Movimento 5 Stelle vive ore di apnea, in attesa che il fondatore si palesi nella capitale e tiri fuori la sua creatura dal pantano in cui l’ha gettata il tribunale di Napoli. L’arrivo era previsto tra ieri sera e questa mattina, ma con l’ex comico le certezze sono sempre poche. «Se vedrò Grillo? Sì certo, ci incontreremo, ci confronteremo, stiamo studiando anche con i legali le varie soluzioni», confermava ieri mattina Giuseppe Conte. L’invito al silenzio di Grillo, «a non assumere iniziative azzardate», ha colto nel segno: c’è un clima teso nei palazzi della politica, deputati e senatori non si sbilanciano. Sanno che l’arrivo di Grillo a Roma potrebbe portare a colpi di scena. A lui guardano preoccupati, ansiosi, curiosi. Il fondatore, raccontano, vorrebbe riunire intorno allo stesso tavolo Conte e Luigi Di Maio: con loro c’è da affrontare un chiarimento politico, oltre a quello legale che coinvolge lo statuto. Grillo vedrà altri big del Movimento, forse anche Virginia Raggi.
Conte, intanto, si muove su due tavoli: quello legale e quello politico. Da una parte ci sono gli avvocati dell’avvocato, al lavoro per trovare una soluzione che permetta a Conte di continuare a gestire il Movimento in qualità di presidente. «L’azione di una forza politica non può interrompersi per un provvedimento giudiziario, peraltro provvisorio, cautelare, e quindi stiamo trovando delle soluzioni per procedere ancora più forti», spiega l’ex premier. Il presidente dimezzato non può permettersi un mese di stallo, il tempo necessario al tribunale di Napoli per arrivare a una sentenza. Vuole agire prima. Sa che la partita vera è quella politica. Ha bisogno di riguadagnare al più presto l’interezza della sua leadership, per non offrire varchi a chi nel Movimento non fa il tifo per lui. Intanto Beppe Grillo sta cercando di scongiurare nuove impugnazioni da parte di Lorenzo Borrè, il legale che ha curato il ricorso dei militanti di Napoli. Eccola: un voto per formare il nuovo comitato di garanzia ovvero l’organo che, stando al vecchio statuto ritornato in auge, determina «le modalità di svolgimento e votazione dell’assemblea» degli iscritti. Il comitato è composto da tre membri eletti mediante consultazione in rete, fra una rosa di almeno sei nomi proposti dal garante. In assenza del capo politico, questo organismo è considerato essenziale per portare al voto le modifiche dello statuto o per procedere all’elezione del comitato direttivo. Ma qui viene al pettine un altro nodo: dove votare? Si torna a Rousseau o si procede su SkyVote, la rete scelta dopo lo strappo con l’associazione di Davide Casaleggio? Il figlio del cofondatore dei 5 Stelle, raccontano, sarebbe disponibile a concedere l’utilizzo della sua piattaforma. Ma l’operazione ha un costo e soprattutto ripropone l’annosa questione dei dati degli iscritti, dei quali il Movimento 5 Stelle è tornato in possesso l’anno scorso dopo un lungo e sfibrante braccio di ferro con l’Associazione Rousseau.
Intanto sul Movimento continuano a piovere carte. Ieri il Senato, con la firma della presidente Elisabetta Casellati, ha annullato l’espulsione di sei senatori grillini dal gruppo, rei di non aver votato la fiducia al governo Draghi lo scorso 22 dicembre. Si tratta di Barbara Lezzi, Elio Lannutti, Rosa Silvana Abate, Luisa Angrisani, Margherita Corrado e Fabio Di Micco. «Nel regolamento del M5S l’autonomia del gruppo viene schiacciata dall’influenza decisoria del partito – si legge nella decisione del collegio di garanzia di Palazzo Madama – che esautora gli appartenenti al gruppo dalle decisioni dell’associazione della quale fanno parte». Il provvedimento, a differenza di quello del tribunale di Napoli, non è impugnabile. Non proprio il massimo per il partito guidato da un avvocato.—
