Chissà se basterà il post di Beppe Grillo, l’invito a non disperdere il dono (il Movimento) che il padre ha dato ai suoi figli. Magari servirà a siglare una tregua. Ma Conte ha una sola strategia: far fuori Di Maio, espellendolo dal M5S, per le gravi slealtà di cui a suo dire si sarebbe reso responsabile durante la settimana del Quirinale e il negoziato fallito per eleggere la Belloni al posto di Mattarella. Di Maio invece di strategie ne ha due: una appunto prevede la scissione del Movimento verso cui lo spingono i suoi fedelissimi. Una separazione che avrebbe come sbocco l’approdo, incoraggiato dall’ex 5 stelle Carelli, verso la galassia centrista che si sta costituendo, in prospettiva di un possibile cambio della legge elettorale verso il proporzionale.
Ma si capisce che questo non è il piano preferito del ministro degli Esteri, anche se naturalmente in questo momento non vuole mostrarsi spaventato per gli eventuali provvedimenti disciplinari e la pubblica umiliazione a cui l’Avvocato del popolo vorrebbe sottoporlo. L’altra strategia di Di Maio è puntare a una nuova leadership (diversa da sé) per il Movimento. Questo progetto al momento non ha i numeri per essere realizzato, dato che Conte dispone di una larga maggioranza interna ed è stato votato anche dagli iscritti. Ma può contare su figure simboliche, possibili donne leader, come quelle delle ex sindache di Roma e Torino Raggi e Appendino.
In particolare la Raggi, protagonista di una sconfitta nella Capitale che le ha fruttato comunque il 20 per cento dei voti, è convinta che il suo risultato avrebbe potuto essere diverso se Conte si fosse impegnato nella campagna elettorale più di quanto in realtà non abbia fatto. Un po’ per fedeltà all’alleanza giallorossa con il Pd in vista delle politiche del 2023, fedeltà che in qualche passaggio della corsa al Colle è venuta meno, per lasciare spazio a nostalgie dell’asse gialloverde con Salvini. E un po’ perché Conte dava per scontato che la Raggi sarebbe stata battuta, e non voleva affiancare la sua immagine a quella che riteneva ormai un personaggio del passato. Ma è proprio quel passato che nel Movimento non passa, a cominciare dalla presenza altalenante di Grillo, ciò con cui Conte potrebbe doversi misurare nella contesa con Di Maio. —