
Ospedale di Cairo, il giorno della verità. Oggi alle 18,30, l’atteso confronto tra i Comuni del Distretto, il Comitato sanitario locale, i sindacati e, dall’altra parte, Regione, Alisa e Asl 2. Il timore è che si tratti dell’ennesimo incontro interlocutorio senza dati e tempistiche concrete. O, al contrario, la presentazione di un pacchetto preconfezionato sul quale non ci potranno essere margini di trattativa. La proposta è quella nota anticipata dalla delibera regionale che costituisce per il nosocomio di Cairo un Ospedale di Comunità con annessa Casa di Comunità (o della Salute). Per quanto riguarda il primo, si tratta di una struttura residenziale sanitaria a ricovero breve destinata a pazienti che necessitano di interventi sanitari a media/bassa intensità clinica. Vengono previsti sino a 40 posti letto a gestione prevalentemente infermieristica. Una struttura che, di fatto, ma anche formalmente, è un declassamento dell’ospedale che, difatti, perde la connotazione di presidio ospedaliero. Scenario che, tra l’altro, renderebbe definitivamente impossibile qualsiasi ipotesi di Ospedale di area disagiata, promossa dal Comitato sanitario locale. Altro punto “caldo” il declassamento del PPI, già ora, a dire il vero, nei fatti ridotto ad ambulatorio per codici bianchi, ma che lo sarebbe formalmente, diventando un “Ambulatorio a bassa complessità assistenziale”, con il supporto dei medici di famiglia, come già accaduto ad Albenga (che, però, non ha i problemi logistici e di viabilità della Val Bormida).Per contro, si intende (per ora solo sulla carta), disporre a supporto della Casa della Salute, dove si concentreranno medici di famiglia e pediatri, una piastra ambulatoriale ad alta complessità.Ciò comporta una diagnostica radiologica all’avanguardia, anche perché viene prevista anche un’attività chirurgica nelle sale operatorie riattivate. m.ca. —
