PIANGE IL TELEFONO – Il Caimano ha chiamato un ex 5 Stelle, fuoriuscito e pure un po’ “pentito”: oggi dice di non condividere più i toni barricadieri del grillismo d’antan DI GIACOMO SALVINI12 GENNAIO 2022

“Pronto, sono Silvio Berlusconi”. Il parlamentare rimane impietrito. Non si aspettava la chiamata diretta dell’ex presidente del Consiglio. Gli avevano detto che il leader di Forza Italia lo stava cercando, ma mai si sarebbe immaginato di parlare al telefono con lui. Al massimo qualche abboccamento dei suoi emissari in Parlamento. È un ex 5 Stelle, fuoriuscito e pure un po’ “pentito”: oggi dice di non condividere più i toni barricadieri del grillismo d’antan. Quelli, per fare un esempio, di Alessandro Di Battista che va a leggere la sentenza Dell’Utri davanti a villa San Martino o di Paola Taverna che festeggiava la decadenza di Berlusconi dal Senato leggendo tutte le accuse della Procura di Milano. “Un’era preistorica fa” sogghigna. È un “cane sciolto” del gruppo Misto, nuova categoria dello spirito in vista della prossima elezione del Quirinale. Su di lui e i suoi colleghi punta Berlusconi per essere eletto. Per questo, lo ha chiamato a inizio anno. Per convincerlo a votarlo. E, alla fine, ci è riuscito. Il suo nome, insomma, è stato inserito sulla scrivania di Arcore alla voce “convinti”. È un voto in più per la scalata di Berlusconi al Colle. Il Fatto ha raccolto la testimonianza del parlamentare che ha deciso di raccontare la telefonata a patto di rimanere anonimo.

Tutto inizia a Capodanno quando il leader di Forza Italia, da Arcore, ha intensificato la sua caccia ai parlamentari. Il parlamentare in questione è tra le prede più ambite ad Arcore perché è considerato un “battitore libero” nel gruppo Misto e quindi va convinto. Dal centralino di villa San Martino, gli passano Berlusconi. Che inizi subito a riempirlo di elogi: “I miei mi hanno raccontato che lavori con grande passione, al servizio degli italiani. Mi hanno detto che sei uno dei più bravi e preparati”. Il parlamentare, ancora un po’ scosso, risponde con qualche “grazie” imbarazzato ma si sente fiero del suo lavoro di tutti i giorni. Poi i due iniziano a parlare di Covid, dell’emergenza economica e perfino di calcio. Chiacchiere di circostanza. A quel punto però Berlusconi introduce l’argomento degli argomenti, la battaglia del Quirinale. “Sono in corsa, mi mancano pochi voti per essere eletto. Ho già contattato molti tuoi colleghi, ne ho almeno 50. Tu mi voteresti?”. Il parlamentare rimane interdetto e spiega, a mezza bocca, che “ci deve pensare” ma che non ha “preclusioni” nei suoi confronti. Così l’ex premier prova a convincerlo con una promessa solenne, un seggio: “Vedrai, se sarò eletto Forza Italia avrà un futuro radioso e tornerà al 20% e tu potresti avere un ruolo importante nel partito”. A ogni modo, conclude Berlusconi, “se hai bisogno di qualcosa fammelo sapere, chiama la segreteria di Arcore e chiedi di me”. Lì per lì, l’ex grillino non dà garanzie a Berlusconi. Che però, scaltro com’è, ha capito di aver fatto breccia.

Tant’è che a pochi giorni di distanza, il parlamentare spiega che, visto il contesto, tra due settimane non avrà alcun problema a scrivere il nome di Berlusconi sulla scheda: “Qualche mese fa non avrei mai preso questa ipotesi in considerazione ma adesso non ho nessuna preclusione nei confronti di Berlusconi” spiega. Il motivo è politico, ma si basa su una convinzione: non si può andare a votare. “Draghi è l’unico che può tenere insieme questa maggioranza altrimenti la nave affonda: se lui va al Quirinale le Camere vengono sciolte. Berlusconi invece, o il bis di Mattarella, è l’ancora di salvezza per arrivare in fondo alla legislatura”.