
l Pronto soccorso e Medicina di urgenza del Santa Corona hanno aderito al flash mob di Roma
Distribuiti volantini nei vari reparti del nosocomio pietrese per sensibilizzare l’opinione pubblica
il caso
Silvia Andreetto / Pietra
Anche i medici e gli infermieri del Pronto soccorso e di Medicina di urgenza del Santa Corona di Pietra Ligure hanno voluto lanciare un grido d’allarme sulla grave crisi in cui versano i Pronto soccorso d’Italia, aderendo, con modalità a distanza, al flash mob, organizzato dalla Simeu (Società italiana di medicina di emergenza e urgenza) che si è svolto, ieri, in piazza Apostoli, a Roma. Nella notte di mercoledì hanno distribuito volantini e affisso poster nelle corsie dei vari reparti del nosocomio pietrese per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla crisi che sta affrontando il settore dell’emergenza, chiedendo l’intervento immediato per evitare che venga messo a rischio l’intero sistema sanitario nazionale.«”Pronto soccorso in codice nero” è uno degli slogan scelti dalla Simeu per l’iniziativa che vuole dare visibilità a un problema che non è registrato solo delle grandi metropoli, ma che ci sta toccando da vicino tutti e che sembra ormai senza possibilità di ritorno – dichiara Cristina Cocino, medico del Pronto soccorso di Pietra, iscritta alla Simeu e portavoce dei medici e infermieri pietresi -. Sempre più medici e infermieri stanno abbandonando il lavoro al Pronto soccorso, nonostante lo abbiano scelto e ancora lo amino, per dedicarsi ad ambiti meno stressanti. I turni massacranti, i riposi saltati, il lavoro usurante, ma non riconosciuto come tale, i mancati aggiornamenti, le aggressioni verbali e fisiche sempre più frequenti, il rischio di ripercussioni legali associato ad un lavoro che, per definizione, porta a sacrificare tempo per affetti familiari e amici fa si che anche i più resilienti di noi alla fine decidano di lasciare». E aggiunge: «Non si tratta più di un posto di “smistamento” come poteva essere anni fa. Oggi facciamo diagnosi, quotidianamente prendiamo decisioni in pochissimo tempo che possono fare la differenza nella vita del paziente. Ancora più spesso dobbiamo sopperire alle carenze della medicina territoriale, sempre in un clima frenetico e in un ambiente sovraffollato. Nonostante, ormai da anni, si stia denunciando questa grave emorragia non sono stati presi provvedimenti concreti che portino ad un cambio di rotta. Il nostro lavoro è visto dai giovani colleghi come gravoso, poco riconosciuto e pieno di rischi. Per tutti questi motivi i giovani medici decidono di dedicarsi ad altro. Così le borse di specialità non vengono assegnate (quest’anno sono state 450) e i concorsi vanno deserti».Cocino poi mette le dita nella piaga: «Questo è un lavoro che non si improvvisa e il pronto soccorso non è un locale che si può chiudere. I medici e gli infermieri d’urgenza hanno preparazione e competenze specifiche, frutto di studio, sacrifici e passione. Se non ci saranno più professionisti nella gestione dell’urgenza il loro posto verrà assegnato a colleghi di altre specialità, pochi e non preparati per gestire le emergenze». E conclude: «Il Pronto soccorso che tutti diamo per scontato e di cui chiunque di noi potrebbe aver bisogno, nessuno escluso, è giunto ai minimi termini. Per questo abbiamo deciso di scendere in piazza: perché vengano presi rapidamente provvedimenti per salvare il Pronto soccorso e l’intero Sistema sanitario nazionale». —
