Il pm Venturi ha infatti chiesto l’archiviazione del fascicolo aperto nel 2017 e costola della maxi inchiesta Tirreno Power

Giovanni Ciolina / Savona

Va verso l’archiviazione l’accusa di disastro ambientale colposa mossa negli anni scorsi nei confronti dell’Italiana Coke di Bragno. Il sostituto procuratore della Repubblica Chiara Venturi, che ha ereditato l’inchiesta dalla collega Chiara Maria Paolucci , non ha infatti ravvisato la prova sufficiente per sostenere l’accusa ed ha quindi chiesto al gip di non doversi procedere.Ma nel frattempo, a palazzo di giustizia, è stato presentato ieri un esposto sui contenuti della sentenza del primo marzo del Consiglio di Stato dove vengono evidenziati pesanti incidenze sulla salute pubblica da parte dell’attività di cokeria con un incremento della mortalità maschile per tumori allo stomaco indicato dai giudici amministrativi di oltre il 90 per cento rispetto alla media regionale. A firmare l’esposto inviato al procuratore Ubaldo Pelosi è la consigliera di minoranza Giorgia Ferrari, anche se il gruppo “Cairo civica e democratica” in più occasioni ha presentato interpellanze in consiglio comunale. E del caso Italiana Coke si discuterà anche martedì prossimo in consiglio provinciale.Insomma il tema delle emissioni di fumi dalle ciminiere della fabbrica di Bragno è al centro dell’attenzione. Non a caso, proprio sulle conseguenze delle emissioni di Italiana Coke, la procura ha mandato gli avvisi di conclusione indagini, ma per i fastidi provocati dai fumi agli abitanti della zona. Un reato che prevede una multa. Situazione che sembra stridere con le conclusioni a cui sarebbero arrivati i giudici del Consiglio di Stato, per i quali non sarebbe da trascurare l’incidenza dell’attività industriale con l’aumento della mortalità provocato dal cancro.Dati e rilevazioni che molto probabilmente non sono stati inseriti nel fascicolo per disastro ambientale che il pm Venturi ha chiesto al gip di archiviare. In quel caso sarebbero stati trasferiti alla val Bormida i dati riferibili a Tirreno Power con le ricadute delle polveri che per l’accusa non sarebbe stato possibile scindere da quelle provocate dal traffico veicolare o dagli impianti di riscaldamento. Insomma il tema è dibattuto e soprattutto d’attualità al punto da spingere un consigliere cairese di opposizione a chiedere alla procura di fare luce su quanto esposto nella sentenza (che si basa sulle memorie degli enti locali interessati) ed individuare eventuali ipotesi di reato.–