domenica 14/03/2021CAMBIAMENTI
M5S – REGOLE, VETI: IL GARANTE È TORNATO E PARLA CON DRAGHI di Luca De Carolis

Ordina il silenzio come negli anni del M5S barricadero, “perché o parliamo di temi o è meglio stare zitti”. Chiama tutti e a tutti risponde, dopo un’era in cui rispondeva a pochissimi. Detta la linea per voce e per iscritto a colpi di post quotidiani. E se è necessario parla direttamente con l’ex nemico a cui ha voluto dire sì, Mario Draghi. In attesa che Giuseppe Conte presenti la sua rifondazione, il Movimento che ha perso in un amen (altre) decine di parlamentari e un bel pezzo di identità è quasi tutto lui, è quasi tutto Beppe Grillo. Ed è un ritorno al futuro.
Innanzitutto, perché erano secoli che il Garante non prendeva il telefono per sollecitare bocche cucite e “niente tv”, almeno per qualche giorno. Ordine che nasce principalmente dalla preoccupazione di non dare fiato allo scontro con Davide Casaleggio, l’erede con cui Grillo voleva a tutti i costi una tregua e invece no, “ormai si tratta solamente di stabilire quanti soldi dovremo dargli per chiudere questa storia” ripetono vari graduati del M5S. Però meglio non dirlo in pubblico, “noi dobbiamo parlare di temi, della transizione, di futuro” esorta Grillo, elencando quelle parole come un esorcismo contro il tracollo.
E anche qui siamo al passato che ritorna come una boa a cui aggrapparsi, “perché in fondo siamo nati innanzitutto per quello, per difendere l’ambiente” confermano diversi 5Stelle, di nuovo grillini pure per inerzia. Di sicuro il Garante è il vertice: provvisorio magari, visto che Conte sarà presto capo, con una segreteria o qualcosa del genere a sgravarlo di rogne e a provare con dei consigli. O meglio, dirà l’ultima parola, dopo averne discusso con Grillo, che tutta questa voglia di tornarsene nelle retrovie da padre nobile a naso non ce l’ha. Ci ha preso gusto a indicare di nuovo la direzione come fece nel 2019, obbligando i suoi ad accettare il governo con il Pd. E figurarsi negli anni in cui il Movimento predicava “uno vale uno” e la democrazia diretta era Verità con la V alta, tanto poi a ogni tornante erano lui e Gianroberto Casaleggio a decidere e a tagliare teste come ciliegie.
Diversi grillini degli esordi pagarono con la cacciata pochi minuti in tv. “I talk show sono il vostro punto G” manganellò nel 2012 Grillo, furibondo con la consigliera comunale bolognese Federica Salsi, rea di aver parlato a Ballarò. “Il dissenso non è concepito nel Movimento” replicò con parecchie ragioni Salsi, poco prima di essere espulsi. Nove anni dopo si torna lì, anche se è tutta un’altra storia e un altro clima. Il fondatore, giurano, ha calato le consegne senza i toni militari del tempo che fu. Ha “caldamente consigliato” di schivare i programmi per un po’, almeno finché non verrà sciolto il nodo Rousseau. Però Grillo resta Grillo, il fondatore e volto, che se necessario dispone, e tutti devono adattarsi. Per esempio non si è peritato di ordinare al reggente Vito Crimi di consegnare a Draghi la lista dei sottosegretari, quando i 5Stelle temporeggiavano per provare a ottenere di più.
D’altronde il presidente del Consiglio lo ha capito in fretta con chi dover parlare per tenere dentro il M5S nel suo esecutivo. Per questo, su consiglio di Roberto Fico, chiamò Grillo prima delle consultazioni. Due ore di colloquio, decisive per portare dalla sua parte l’artista genovese e quindi i 5Stelle. Draghi ovviamente ha ripercorso la via del colloquio diretto con il Garante, più volte. Tanto da arrivare a scherzare, con Grillo: “Buongiorno, cercavo l’Elevato…”. Più in alto degli altri 5Stelle, ovvio. Aspettando che lassù al vertice lo raggiunga l’avvocato Conte. Indispensabile anche a lui, Beppe Grillo.
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