sabato 13/02/2021
di Luca De Carolis

E pensare che il ministro della Transizione ecologica, o qualcosa di molto simile, poteva, essere proprio lui. Il descamisado che si è appena “fatto da parte”, ed è comunque diverso da un addio, definitivo. “Se avessimo varato il Conte ter, Alessandro Di Battista sarebbe stato il ministro all’Ambiente, era praticamente certo” confermano un paio di big il giorno dopo il sì a Mario Draghi, cioè dopo il voto su Rousseau che ha spinto Di Battista a salutare tutti: chissà fino a quando. “È stata una bellissima storia d’amore, ma d’ora in poi non parlerò più a nome del M5S” ha spiegato giovedì sera in un video. Sillabe che evocavano i titoli di coda.
Eppure la parola fine non l’ha calata, l’ex deputato. Invece ha voluto precisarlo: “Se poi un domani la mia strada dovesse incrociarsi di nuovo con quella del M5S, vedremo. Dipenderà da idee politiche, atteggiamenti e prese di posizioni”. A leggerlo oggi, è uno spiraglio. Tra qualche tempo, potrebbe essere di più.Nell’attesa, ieri i big del Movimento si sono messi in fila per teorizzare che in fondo è solo un arrivederci, mica un addio. Partendo con Nicola Morra: “Ci rivedremo”. Continuando con Stefano Buffagni: “Penso che il Movimento abbia ancora molto bisogno di lui”. Per arrivare a Luigi Di Maio: “Alessandro ha fatto una scelta che rispetto, ma spero e credo che non sarà un addio”. Dichiarazioni fatte anche per motivi diplomatici, certo, perché il Di Battista che ha detto no rappresenta quel 40 per cento di Movimento che si è rifiutato di accettare un governo Draghi. E magari anche un pezzo di quello che ha scelto di deglutirlo, per responsabilità e paura di guai. Quindi, bisogna tenerlo buono.
Anche per prevenire un’eventuale scissione, che l’ex deputato non ha mai voluto provocare e figurarsi capeggiare. Ma con 10-15 parlamentari pronti a votare no al governo Draghi, ai piani alti vogliono cautelarsi. Però c’è anche altro. Cioè la voglia di tutelare l’ultima carta, il grillino che si è tenuto fuori dai vari governi con dentro il M5S.
Immacolato, e se sia soprattutto un merito o una colpa è tema da disputa teologica. Di sicuro potrebbe essere la risorsa a cui aggrapparsi, se l’esecutivo guidato dal banchiere ex nemico durasse pochino. L’uomo da cui ripartire per evitare che l’ex utopia chiamata Movimento evapori tra patti di governo e ragion di Stato. Anche per questo, ieri tanti 5Stelle di vario ordine e grado hanno chiamato Di Battista. Un segnale chiaro, all’ex deputato che da mesi era tornato in rapporti stretti con tutti i big, in primis Di Maio. “Gli avevano chiesto di aiutarli a ripensare il futuro del Movimento, di ragionare su iniziative per rilanciarlo” spiega una fonte molto qualificata. Partecipava a riunioni, diceva la sua. Avrebbe voluto salvare Giuseppe Conte, tanto da essere pronto anche a sdoganare i Responsabili. Poi è andata com’è andata. Ieri mattina, troupe e cronisti cercavano Di Battista vicino casa sua, in un quartiere residenziale di Roma Nord. E lui non si è sottratto: “Se Draghi dovesse fare delle cose buone, io le sosterrò. A me interessa la classe media, sono molto preoccupato per tutto ciò che è piccolo: imprese, Comuni, le opere”. E il M5S? “Non ho nessun tipo di rancore”. Non vuole lasciarsi alle spalle macerie, Di Battista.
Ieri Davide Casaleggio, il patron della piattaforma Rousseau che è un avversario per tutti i maggiorenti, lo ha elogiato: “Alessandro è fondamentale per il Movimento, e ieri ha ribadito la sua onestà intellettuale”. E l’ex deputato lo ha ringraziato pubblicamente. Ma di più non farà. Almeno non con lui o con il M5S. Almeno non ora.
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