SIMONE LAFACE Il racconto di mesi di lavoro: «Non si stacca mai»

Simone Laface va con la mente a fine febbraio. All’ignoto, piombato addosso all’improvviso. «Ero appena tornato dalle ferie. È stato qualcosa di frenetico, inaspettato. Che mai avremmo potuto immaginare». 29 anni, infermiere al pronto soccorso dell’ospedale Villa Scassi, Laface è sposato con Sara Bonadio. In prima linea, anche lei, come infermiera, con e come il marito. Sempre a Villa Scassi.«Di quelle settimane ricordo l’afflusso continuo delle persone in ospedale. E l’essere davanti a un’emergenza che certo non di trova sui libri di scuola».Ha anche contratto il Covid 19, Laface: «Come asintomatico o quasi. Ho perso da subito gusto e olfatto ma, per il resto, sono sempre stato bene». la quarantena. Il ritorno in prima linea. «Sono stati mesi davvero provanti dal punto di vista fisico e mentale. E con un pizzico di amaro in bocca, anche: nonostante tutto l’impegno, il lavoro di squadra, l’aver usato tutte le nostre energie avevamo la sensazione di non aver fatto abbastanza». Le persone decedute. Ma anche quelle salvate. «Fra chi siamo riusciti a strappare al Covid 19 c’è chi, ancora oggi, passa per venirci a salutare da lontano in segno di gratitudine».L’isolarsi dai famigliari, per proteggerli: «Li ho visti al ritorno delle ferie, a metà febbraio e poi più nulla fino alla fine di aprile».L’essere marito e moglie nel vortice dell’emergenza. «Alla fine non staccavamo mai, parlandone anche a casa. È normale, amiamo quello che facciamo». Ora, il primo Natale dopo i mesi più duri: «Confidiamo nel vaccino, ora. In questo lungo periodo la forza, l’unione fra colleghi è stata fondamentale. E tutti siamo rimasti profondamente segnati. Abbiamo visto morire tante persone soffrendo, lontane dai propri affetti, dalla propria casa. È il dolore più profondo. Poi, però, c’è la gioia per le persone che ci vengono a salutare: quelli che vediamo in giro, tornati alla loro quotidianità. Le persone salvate. E questo è fondamentale: è vero che abbiamo perso tante persone ma è altrettanto vero che ne abbiamo strappate altrettanto dalla morte. E il loro saluto, il loro sorriso, è quello che ci fa forza ».