domenica 15/11/2020CONTA
NUMERI – L’EX DEPUTATO È PRIMO NEL VOTO SUGLI “ORATORI”di Luca De Carolis e Paola Zanca

La segreteria prossima ventura è ancora da costruire, ma la conta è già partita. Ed è una ferita che lacera il Movimento, una faglia dietro a cui scegliersi la parte o almeno giocare, di tattica. “Penso sia doveroso pubblicare i voti sia dei delegati del sabato sia dei relatori della domenica” morde di prima mattina Davide Casaleggio, ormai un nemico di quasi tutti. Tranne che di Alessandro Di Battista: primissimo, nella votazione sulla piattaforma Rousseau con cui gli iscritti hanno scelto i 30 oratori che questo pomeriggio prenderanno la parola negli Stati generali.
Per questo Casaleggio invoca i dati sulle votazioni, come sta facendo ufficiosamente proprio lui, Di Battista. L’ex deputato e il manager sanno il peso di quei consensi. Come lo conoscono i vertici, a partire dal reggente, Vito Crimi. Irritato per l’entrata dura di Casaleggio, Crimi gli replica così: “Le regole d’ingaggio erano note, le preferenze verranno ufficializzate dopo l’elezione dell’organo collegiale”. Vero. Il reggente e gli altri maggiorenti sapevano dei rischi di un effetto conta. E avevano messo in conto una valanga di voti per Di Battista. Per questo, meglio attendere. “D’altronde – insiste Crimi – anche quando abbiamo eletto i candidati al Consiglio regionale della Campania, abbiamo tenuto le preferenze riservate fino alla votazione per il candidato presidente”. Ma in questo caso c’è di mezzo un congresso, dove decidere chi prenderà il controllo. Non a caso, fonti del Movimento in giornata diffondono un altro dato: “Luigi Di Maio, Paola Taverna e Roberto Fico, assieme ad altri big, hanno raccolto il 70 per cento in quella votazione”. Come a dire che la maggioranza ce l’hanno loro, i maggiorenti che vogliono la segreteria. Non Di Battista, che Casaleggio avrebbe voluto come capo politico. “Non vogliono votare un capo perché sanno che vincerei io” ripete da mesi l’ex deputato. Ieri ai tavoli degli Stati generali i 5Stelle a lui vicini hanno provato a rilanciare il tema del leader. Ma i documenti territoriali, la mappa del congresso, dicono che il corpaccione del M5S vuole un organo collegiale. E così andrà, anche se i delegati scenderanno nel dettaglio oggi: discutendo del numero dei membri e se prevedere un coordinatore o primus inter pares della segreteria (punto molto discusso già ieri). Di Battista ne è consapevole. Ma sa anche che i big vogliono tenerlo dentro la segreteria, perché fuori sarebbe più pericoloso. In pochissimi credono che possa guidare una scissione. Ma restando un passo di lato, da coscienza critica, potrebbe corrodere i nuovi vertici. E non solo, sussurra un veterano: “Il timore di Di Maio e di altri big è che a medio termine Giuseppe Conte possa prendersi il Movimento, facendo asse con Di Battista”. Quindi con l’eretico va trovato un accordo. E il 70 per cento che gli sventolano davanti dovrebbe indurlo a più miti consigli. Ma Di Battista attende. “Io parto sempre dai programmi, da cosa si vuole fare. Voglio capire innanzitutto questo, le poltrone vengono dopo” ha ribadito a chi lo ha sentito in queste ore.
Un deputato “dissidente” la butta lì: “La segreteria si può costruire anche tenendo dentro una minoranza robusta”. Cioè, senza lasciare Di Battista da solo. Nella cerchia di “Dibba” però molti gli ripetono di non accettare, di non cadere “nella trappola”. “E poi vogliono far votare i membri della segreteria singolarmente, non per squadre” assicurano. Ergo, Di Battista non potrebbe imporre un proprio organo. Un altro nodo, a margine delle trattative. E delle conte.
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