martedì 15/09/2020IL M5S
“DIVERSI PORTAVOCE NON VERSANO”di Luca De Carolis

Eccolo l’atto che certifica la guerra dentro il Movimento. Ecco Davide Casaleggio che a un soffio dalle urne per il referendum e le Regionali minaccia di fermare i motori della piattaforma web Rousseau, “di tagliare strumenti e servizi” del cuore operativo del M5S, a cui i big e quasi tutti i parlamentari vogliono sottrarre peso e risorse per toglierli a lui, all’erede di Gianroberto. Ma Casaleggio junior non ci sta, e in una email agli iscritti accusa gli eletti che “rivestono posizioni economicamente e politicamente privilegiate” di aver violato gli impegni, non versando i 30o euro mensili alla sua creatura. Uno strappo che fa infuriare tutto lo stato maggiore del M5S e il corpaccione parlamentare. Proprio nel giorno in cui il collegio dei probiviri apre la procedura disciplinare nei confronti di 30 eletti in ritardo sui pagamenti, e notifica l’espulsione a Marco Rizzone, il deputato ligure che si era avvalso del bonus di 600 euro. Ma è Casaleggio l’avversario. “Come si permette?” ringhiano nelle chat i parlamentari. Perché il manager li addita agli occhi della base. Si sente offeso, Casaleggio, umiliato dai maggiorenti che mercoledì scorso lo avevano ignorato mentre era a Roma, schivando le sue richieste di incontro, non rispondendo neppure ai suoi messaggi.
Così ieri il manager ha scritto una email a tutti gli iscritti all’Associazione Rousseau: “A causa delle protratte e gravi morosità di diversi portavoce del M5S che da troppi mesi hanno deciso di venir meno agli impegni presi, saremo costretti a ridurre progressivamente strumenti e servizi le cui spese di funzionamento non risultano più sostenibili”. Un taglio che può portare allo stop di tutte le attività e funzioni della piattaforma, sostiene. L’avviso sbattuto in faccia innanzitutto ai parlamentari che non rendicontano più da mesi, e in particolare a quelli che non versano i 300 euro mensili a Rousseau: una fronda che si dilata, con sempre più eletti che minacciano di destinare altrove quei soldi.
Da settimane Casaleggio chiedeva l’apertura di procedimenti disciplinari per gli inadempienti. Pretendeva che il collegio dei probiviri si muovesse già a inizio agosto. Ma da Roma i vertici parlamentari e i big avevano fatto muro: “Impossibile partire con i procedimenti, visti anche i numeri già risicati della maggioranza in Senato”. Casaleggio ha deglutito, mentre dal Movimento gli hanno sottoposto in via informale l’offerta di un contratto di servizio per rendere Rousseau un fornitore di servizi, esterno al M5S. Ne ha cominciato a discutere con il capo politico reggente, Vito Crimi. Ma poi ci sono stati il muro dei big, l’isolamento, e quelle voci fatte arrivare anche a Milano: “Crimi non è legittimato a discutere del contratto”. E allora Casaleggio ha rotto gli argini, senza aspettare il voto. Con un chiaro intento, mostrare agli iscritti che i parlamentari vogliono uccidere la piattaforma. “All’atto della candidatura – ricorda – i portavoce (a eccezione degli eletti nei Comuni e nei Municipi) hanno sottoscritto l’impegno di versare un piccolo contributo, circa un quarantesimo della propria retribuzione (300 euro) al fine di garantire alla comunità del M5S di dotarsi dei servizi minimi e necessari”. Rivendica: “Consentiamo a migliaia di cittadini di potersi candidare”. Come a dire che chi gli fa la guerra è nei Palazzi grazie a lui. Ma non solo: “Ci occupiamo della comunicazione del M5S”, “portiamo avanti la scuola di formazione”, ma soprattutto “provvediamo alla tutela legale del Movimento, del Garante e del capo politico”. Molto più di un dettaglio, fa notare un 5Stelle di rango, perché “le cause giudiziarie di Beppe Grillo, cioè del Garante, le seguono tutte loro”.
Provate a fare senza di noi, dice in sostanza Casaleggio. “Credo che nessuno debba essere al di sopra delle regole”, chiosa l’erede, che il cognome lo ostenta come una bandiera: “Ho promesso che avrei custodito il progetto di democrazia diretta che mio padre sognava e lo porterò avanti con tutte le mie forze”. Minaccia di vendere cara la pelle, Casaleggio. “Ha commesso un errore” sibilano i 5Stelle che stanno a Roma. Ma la guerra ora può traboccare nei tribunali, diventare affare di avvocati. Una ferita che non si potrà suturare.
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