lunedì 17/08/2020LETTERE SELVAGGE

di Selvaggia Lucarelli
“In Grecia si risparmia: perché devo fare il tampone al rientro?”
Cara Selvaggia, ti scrivo dalle (deserte) spiagge della Grecia, turista colpito dalle ultime ordinanze e decreti che seguiremo scrupolosamente. Queste iniziative, seppur corrette nella forma, sono scorrette nella scelta temporale e pratica. La criminalizzazione di chi, come me e la mia famiglia, ha scelto di rispettare una prenotazione effettuata molto prima dello scoppio della pandemia è a dir poco grottesco, oltre che vergognoso. Ma su queste ragioni tornerò più avanti. Siamo partiti nella prima settimana di agosto, non violando nessuna legge della Repubblica, che ci consentiva la partenza e il rientro senza condizione alcuna. Poi i decreti che conosciamo. Mi sono sentito come se fossi entrato in una concessionaria e avessi comprato un’auto 2.200 di cilindrata, l’avessi portata a casa e alla sera fosse stato vietata la circolazione alle auto con cilindrata superiore a 2.000. Non abbiamo commesso alcun illecito, ma veniamo trattati come villani. La Grecia ci ha accolti mettendo in piedi un sistema di monitoraggio e controllo (tampone a campione) denominato Plf, che deve essere seguito obbligatoriamente da qualsiasi viaggiatore diretto verso la nazione ellenica, con qualsiasi mezzo di trasporto. C’era il rischio di essere trovato positivo allo sbarco e di restare in quarantena, lo abbiamo messo in conto e accettato, sicuri del nostro stato di salute. La domanda è: perché l’Italia non ha fatto qualcosa di simile? I confini andavano riaperti, certo, sono d’accordissimo, ma possibile che il Comitato tecnico scientifico e gli esperti non avessero nulla da dire in merito? Torneremo e ci sottoporremo a tampone, bene. Se lo Stato mi avesse detto (un mese fa), “vai in vacanza, è un viaggio non necessario, al rientro devi fare il tampone e te lo paghi tu”, sarebbe stato un ragionamento condivisibile, per la natura del viaggio. Avrei messo in conto tutto e tratto le mie conclusioni.
Il fatto è in Grecia costa tutto meno. Sono vent’anni che vengo in un posto dove la vacanza costa meno di due settimane in appartamento in Italia. Qui ho il mare sotto casa (e che mare…), vado al ristorante tutte le sere, le spiagge sono libere. Sfido chiunque a trovarmi un posto così a parità di prezzo in Italia. Ed io che abito affacciato sul Golfo di Napoli ti garantisco che ne so qualcosa. A partire dalla pubblicazione dei decreti regionali e nazionali, alcuni dei proprietari qui intorno hanno subìto ben nove cancellazioni (cinque in un’unica struttura, con arrivo oggi) e i prezzi degli aerei sono crollati (altro settore da tenere d’occhio), in una stagione estiva già magra per tutti. La situazione doveva e poteva essere gestita in modo diverso, in seno all’Ue: ora appare senza senso il controllo all’italiano che entra, ma la libertà a un greco o a un francese. L’assenza di controlli in ingresso pesa, oggi, su tutte le nazionalità.
Un saluto.
Marco
Caro Marco, tutto giusto, ma la domanda è: perché erano il governo e gli esperti a doversi porre mille quesiti e non il cittadino? Voi che per risparmiare e avere il mare di fronte casa avete scelto di uscire dall’Italia, vi aspettavate che quest’estate il Covid fosse un ricordo lontano, come la fidanzata a casa mentre sei a Ibiza con gli amici?
“Mio figlio, positivo, andava a ballare senza dpi: ma gli altri?”
Cara Selvaggia, sono la mamma di uno di quei ragazzi tornati dalle vacanze all’estero con il Covid. Cercherò di essere vaga su alcuni passaggi, scusami, ma non voglio creare problemi a mio figlio che già ne ha parecchi. Mio figlio si è diplomato con le difficoltà tipiche della didattica a distanza. Una maturità monca, che ricorderà per ragioni diverse da quelle per cui la ricordiamo noi, ma fa nulla. Chi non ha figli diplomati nel 2020 non coglie certi dettagli: come quel misto di tenerezza e dispiacere per l’ultima prova così anomala. Comunque, il punto è che quando si è tornati ad una parvenza di quasi normalità, e mio figlio mi parlava di andare fuori dall’Italia con gli amici per festeggiare la maturità, non sono riuscita a dire no. Ero profondamente contraria, ma la mia contrarietà è rimasta nascosta nel profondo. Ho espresso qualche dubbio, gli ho fatto delle propose alternative e generose per dissuaderlo, ma quando due dei suoi amici più cari hanno deciso di partire, mi dispiaceva troppo non lasciarlo andare. Quando era lì mi diceva che metteva la mascherina, che stava attento, che era andato in discoteca solo una volta. Poi ho scoperto che a ballare era andato sette sere su sette: che ci vuoi fare, hanno 18 anni e mezzo, le bugie le abbiamo dette tutti a quell’età. Il Covid l’abbiamo scoperto al ritorno, in modo rocambolesco e non posso darti dettagli. Io stessa ora sono in quarantena. Lo stanno massacrando. Qui in città, sui giornali, sul web. Non lui, perché il nome non è uscito, ma lui in quanto parte di quel gruppetto che in discoteca all’estero non si metteva le mascherine. Lungi da me giustificarlo, ma la domanda è: i ragazzi che vanno in discoteca in Italia se la mettono la mascherina? No. Quindi che ha fatto di male, mio figlio più degli altri?
V.
La mia idea è che quest’estate i ragazzi avrebbero potuto e dovuto trovare un modo più responsabile per divertirsi. Quel modo avrebbe aiutato gli stessi non tanto a non ammalarsi, ma a crescere.
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