Marcello Sorgi
Al di là degli esiti, ancora nulli, della trattativa tra Pd e 5 stelle sulle candidature per le regioni in cui si vota a settembre e sull’eventualità di riproporre a livello locale la traballante alleanza giallo-rossa che sostiene il governo, la sensazione è che il negoziato non faccia passi avanti perché non è stato sciolto un equivoco di fondo. Che riguarda l’ipotesi, tratteggiata genericamente, ma mai discussa approfonditamente all’interno del Pd, di trasformare una coalizione fondata su uno stato di necessità (evitare l’anno scorso le elezioni anticipate, con la probabile vittoria della destra sovranista e il conseguente rischio di uscita dell’Italia dall’Europa) in una sorta di alleanza strategica. Per quanto Zingaretti, Bettini e Franceschini ne abbiano parlato in qualche intervista, e malgrado non esista, all’interno del Pd, una linea alternativa, la questione non è mai stata affrontata al tavolo con i grillini, né al momento della nascita del governo ad agosto 2019, né dopo. Il fatto che Grillo sia intervenuto di tanto in tanto per riportare il Movimento sulla retta via della collaborazione, non fa testo. Non esiste un documento o una presa di posizione dei vertici pentastellati che condivida quest’ipotesi. Questo è il punto fermo da cui partire per qualsiasi ragionamento.
Inoltre Di Maio, finché è stato capo politico di M5s, è riuscito a evitare fratture che sarebbero state traumatiche e avrebbero messo a rischio di dimissioni Conte, promettendo l’esatto contrario di quel che agognavano i vertici del Pd: che cioè mai e poi mai i 5 stelle avrebbero fatto una scelta di campo a sinistra, stringendo un’alleanza con i Democrat. Le eventuali promesse in questa direzione fatte dal premier, che qualcuno all’interno del partito di Zingaretti aveva addirittura paragonato a Prodi, sono state, anche queste, smentite dalla condotta del Movimento. Specie dopo la rinuncia di Di Maio e l’inizio della debole reggenza di Crimi. In sostanza non si capisce in base a cosa gli esponenti locali del Movimento – ma vale anche, vedi Liguria, per quelli del Pd – dovrebbero ora costruire un’alleanza con quelli che sotto sotto considerano avversari, mettendo in pratica una contaminazione giudicata da sempre rischiosa e contraria al sentire dei propri elettori.
