Marcello Sorgi
L’incubo del ribaltone 4 a 2 nelle elezioni regionali di settembre (il 20 è la data più probabile) ha spinto ieri Zingaretti, la più probabile vittima insieme a Conte del possibile capovolgimento nelle amministrazioni locali in autunno, a uno sfogo contro gli alleati di governo, accusati di autolesionismo. Il quadro è abbastanza semplice: al momento il centrodestra, che ha raggiunto faticosamente l’accordo sulle candidature comuni due giorni fa, governa, e ha buone possibilità di conferma, in Liguria e in Veneto. È invece all’opposizione in Toscana, Marche, Campania e Puglia: in due di queste quattro potrebbe prevalere, grazie all’incapacità della coalizione giallo-rossa di presentarsi unita anche a livello locale. Esclusa la Liguria, infatti, dove Pd e 5 stelle dovrebbero alla fine sostenere insieme Ferruccio Sansa, che non è detto sia in grado di spodestare Giovanni Toti, attuale governatore, nelle altre realtà l’accordo si è rivelato impossibile. «Che non avremmo potuto sostenere De Luca o Emiliano si sapeva», ha spiegato il reggente pentastellato Crimi. Ma il problema è appunto che il presidente della Campania, pur partendo favorito, si troverà contro il centrodestra unito e i 5 stelle nell’area elettorale che era la loro roccaforte. E quello della Puglia, Emiliano, che invano per cinque anni ha alternato la carota (molto più) e il bastone con i grillini, dovrà affrontare anche la concorrenza del candidato renziano Scalfarotto, dato che Renzi ha deciso di allearsi con il Pd solo in Toscana, Marche e Campania, cioè dove la vittoria è più probabile.
Riepilogando: in Puglia e nelle Marche la mancata (localmente) coalizione di governo rischia, e il centrodestra potrebbe raddoppiare passando da due a quattro. «A pensar male si fa peccato ma non si sbaglia» soleva dire Andreotti, quando sentiva spirare contrario il vento. È possibile che Zingaretti abbia fatto lo stesso ragionamento, vedendo Di Maio, Renzi, e sotto sotto Salvini, muoversi ciascuno per proprio conto, ma con una convergenza evidente. Che nel caso del 4 a 2 per il centrodestra potrebbe portare il governo in minoranza sul territorio nazionale, rendere più probabili le elezioni anticipate e una nuova sconfitta, seguita da congresso, con inevitabile cambio di segreteria, per il Pd. —
