martedì 16/06/2020

di Andrea Scanzi, Daniela Ranieri e Nadia Urbinati

Domani Di Battista può essere una risorsa, ma dentro a un direttorio insieme ad altri
Andrea Scanzi

L’uscita di Alessandro Di Battista è un suicidio politico. Un harakiri strategico. E un regalo a chi odia questo governo e il M5S. Immagino che, vedendo l’intervista, i Renzi, Salvini e Meloni abbiano goduto come ricci. Non solo: mi immagino la gioia dei Di Maio, Bonafede, Patuanelli eccetera, che son lì a sporcarsi e sgobbare (dentro una pandemia) tra tensioni e responsabilità. Poi arriva Di Battista, fresco come una rosa, e pontifica dall’alto minandone il lavoro: son soddisfazioni!

L’uomo è certo onesto, passionale e sincero. Può dire quello che vuole. Ma non è “un cittadino come gli altri”. Ogni volta che apre bocca così, sembra Renzi con Letta (“Conte stai sereno”). Certe cose dovrebbe dirle in privato ai suoi (non in tivù). Può essere eccome una risorsa dentro un direttorio con altre 4/5 figure di spicco. Ma è del tutto controproducente come “picconatore a sua insaputa di se stesso” (e del movimento). Decida cosa fare da grande. La smetta con ’sta boiata del “destra sinistra pari sono”. Ammetta che sopravvalutò la buonafede della Lega nel governo Conte I. E chieda scusa per avere detto che il vero movimento è quello di Paragone, uno che – quando venne cacciato – definì “nullità” i parlamentari grillini.

Nessun parricidio. Nulla di disdicevole: l’esasperazione porta al cambiamento
Daniela Ranieri

La polemica tra Di Battista e Grillo – o comunque si voglia chiamare l’irrisione del fondatore verso la proposta del frontman del M5S di un congresso – sarebbe normale dialettica interna se il M5S avesse superato le sue febbri di crescita. A meno di pensare che Di Battista abbia rinunciato più volte a incarichi politici per covare sufficiente rancore e sia stato addestrato dal deep state americano in qualche base del Venezuela per rovesciare Conte, il suo afflato deve essere considerato sincero. Non c’è nulla di disdicevole nel portare l’attenzione sul tema ambientale, il conflitto d’interessi, la rissa per accaparrarsi i soldi Covid da parte dei soliti gattopardi, se pensa che la leadership attuale non lo stia facendo. La posta in gioco non è il parricidio (Di Battista farebbe prima a iscriversi a Italia Viva, se pensa di poter assassinare Grillo e Conte restando indenne in politica), ma il rapporto di ciascuno dei due col cambiamento: Di Battista vuole che il M5S cambi; ma vuole che cambi perché pensa che debba restare uguale all’immagine originaria. Elezione del capo politico (antico rituale del nuovo) o segreteria di partito? È una questione identitaria, che Grillo vede come l’ennesimo candelotto di dinamite sotto il governo e risolve con la metafora del Giorno della Marmotta, il ritorno del sempre uguale che non ammette l’impermanenza di tutte le cose. Ma nel film era proprio l’esasperazione per la routine cristalizzata a produrre il vero cambiamento: che parte da dentro, cioè dall’animo, come tutte le rivoluzioni.

Ricatti interni. “Dibba” non sia l’equivalente di Renzi, minando così la stabilità di conte
Nadia Urbinati 
La proposta di Alessandro Di Battista creerebbe una situazione simile a quella del 2013, quando Matteo Renzi diventò segretario del Pd con al governo Enrico Letta, imponendo poi i suoi ricatti fino a condizionare l’esecutivo. In questo caso, però, sarebbe ancora più grave, intanto perché all’epoca Renzi conquistava un partito che già esisteva, mentre il Movimento nasce come anti-partito e dunque si sta cercando di cambiarne la natura, e poi perché in una fase come questa è da irresponsabili mettere a rischio l’esecutivo. Siamo ancora a un passo dal baratro, con persone che non vedono come uscire dalla crisi. Mi sembra chiaro che Di Battista, qualora si prendesse il Movimento, punterebbe invece a minare la posizione di Conte: oggi l’ex parlamentare è l’equivalente da fuori di quello che è Matteo Renzi dentro al governo.
Oltretutto, con un po’ di diffidenza, mi viene da pensare se dopo essere uscito dalla politica ed essere stato solo un privato cittadino, Di Battista torna proprio adesso, quando ci prepariamo a gestire la fase di uscita dall’emergenza e ci saranno da gestire i miliardi di aiuti che arriveranno dall’Europa, dunque può far valere il suo indirizzo. Questi giochi partitici sono peggio della Prima Repubblica.

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