giovedì 04/06/2020LA SORPRESA 

“NON HO PREGIUDIZI SUL PONTE DI MESSINA”: UN MODO PER NON SCONFESSARE FRANCESCHINI E RENZIdi Luca De Carolis

Nella conferenza stampa, che è un discorso alla nazione, promette il massimo: “Un piano di rinascita per superare i problemi strutturali” del Paese, investimenti e riforme, gli Stati generali dell’economia, insomma “un nuovo inizio”. La stessa espressione, la stessa rotta indicata due giorni fa dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: il bastione su cui l’avvocato che fa il premier conta per stare più caldo nell’autunno difficile che verrà, tra ricaschi sull’economia del coronavirus, una possibile risalita dei contagi e agguati dei partiti. Ma nel giorno in cui riaprono i confini delle Regioni, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, guarda anche in direzione dei Cinque Stelle. Si mostra molto scettico sul Mes, il fondo salva-Stati che tanti grillini non potrebbero mai votare. Così ricorda che sarebbe “un prestito, non un regalo”, ribadisce che prima di decidere dovrà “studiare il regolamento” e che comunque si affiderà al voto del Parlamento. E sembra richiamare la via d’uscita proposta sul Fatto lo scorso 16 maggio dal capo politico reggente del M5S, Vito Crimi: “Sul Mes non può esserci vincolo di maggioranza, decidono i Parlamenti”.

Ma c’è altro di grillino nel Conte di ieri. La faccia feroce mostrata ad Autostrade, per esempio: “C’è una procedura di revoca della concessione con conclamati e molteplici inadempimenti da parte del concessionario, ci sono tutti gli estremi per la revoca”. Ora si tratta, ma “sinora le proposte di transazione su Autostrade non sono state considerate compatibili con l’interesse nazionale”. Ergo, il concessionario deve ridurre ancora le tariffe come chiede il governo. Ma Conte occhieggia al Movimento anche quando parla di “fiscalità di vantaggio per il Sud”, il granaio di consensi a 5Stelle.

O quando dice che si andrà avanti sullo Sblocca-cantieri, progetto su cui lavora da tempo il grillino Giancarlo Cancelleri, viceministro ai Trasporti. Ma aggiunge una rassicurazione, il premier: “Rafforzerò i protocolli antimafia”. Un segnale a quella porzione di Movimento che ha il mal di pancia sul provvedimento. “Ma si può fare, magari potenziando i controlli ispettivi nei cantieri” spiegano fonti qualificate del M5S. Ed è la conferma che Conte cerca, ha bisogno dell’asse con i 5Stelle. Però in maggioranza c’è pure il Pd, quello di Dario Franceschini, il capodelegazione che qualche giorno fa sul Corriere della Sera ha riaperto al ponte di Messina, facendo sponda a Matteo Renzi. Conte non può sconfessarlo in diretta tv, e allora prima, a occhio, dice la verità. “Io non voglio declamare opere immaginifiche”. Poi smussa: “Mi siederò a un tavolo e senza pregiudizi valuterò anche il ponte sullo Stretto”. D’altronde ambienti di governo sussurrano: “Conte ha insistito molto sull’esigenza di sviluppare l’Alta velocità anche al Sud, quindi una risposta del genere in un quadro generale ci può stare”. Tradotto, il premier non è contrario a prescindere. E comunque ha moltissime altre priorità cui pensare e quindi da dire. Nella conferenza inizia rivendicando la bontà delle misure del governo contro il virus (“il sistema di controllo ha funzionato, i numeri sono incoraggianti”), ma esorta alla cautela: “Abbandonare le precauzioni sarebbe una leggerezza”. Però il perno del suo discorso è un altro, l’avvenire dell’Italia da qui a dieci anni. Per questo torna sul recovery plan già illustrato in una lettera al Fatto giorni fa. Un progetto fatto di investimenti pubblici e privati, di infrastrutture soprattutto al Sud, di digitalizzazione (“serva la banda larga ovunque”), di riforme per abbassare le tasse e snellire la burocrazia: “Vogliamo riformulare l’abuso d’ufficio e la responsabilità erariale, reati che condizionano l’operato nella Pubblica amministrazione”. Pensa a uno Stato che intervenga “per capitalizzare le imprese”.

Però precisa: “Ho visto che qualcuno ha parlato di sovietizzazione, ma noi non siamo un governo collettivista, abbiamo il culto della libertà d’impresa”. Per questo, insiste sugli Stati generali dell’economia che convocherà per la prossima settimana, forse per lunedì, a Roma, a Villa Pamphilj. Un tavolo con “tutte le parti sociali e le menti più brillanti” sulle misure con cui ripartire. Aperto “anche alle opposizioni, certo” precisa poi. Ma lo dice rispondendo a una domanda. Nel suo intervento non cita il centrodestra, con cui è gelo. Come è bandiera nera per il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, che lo aveva morso così: “La politica rischia di fare più danni del coronavirus”. Conte gli risponde dritto: “È stata un’uscita infelice, che rimando al mittente”. Dice di attenderlo al tavolo, con le sue proposte, “ma non si può discutere solo di abbassare le tasse”. Parole per un avversario, dal premier che corre. “Dobbiamo avere fretta”, ripete. Perché chi si ferma di solito è perduto.

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