martedì 02/06/2020IL PERSONAGGIO

IN PRIMA FILA – GIORNALI, POLITICA E CENEdi Car. Tec.

L’archivio dell’agenzia Ansa custodisce 1.576 lanci di stampa col nome Sabino Cassese. Il periodo è assai limitato – gli ultimi quarant’anni – per percepire la proficua attività mediatica e politica del luminare di diritto amministrativo e giudice emerito della Corte costituzionale. Collabora con i quotidiani Corriere e Foglio, concede decine di interviste in un mese (ieri l’ultima sul Tempo), va in televisione a sciorinare sapienza nei salotti dell’approssimazione. Cassese parla sempre ex cathedra, di riforme della Pubblica amministrazione che ha studiato e attuato per mezzo secolo, di bisogno di privatizzazioni statali che ha invocato e accompagnato sin da giovane, elargisce pareri legali seppur non iscritto all’ordine forense, agogna la buona classe dirigente, meglio se generata dai suoi buoni insegnamenti. Un’Ansa del 14 gennaio 1981 segnalò la nomina della commissione di Giuliano Amato, istituita all’interno del ministero delle partecipazioni statali. C’era anche Cassese. Il 23 settembre ’87, in un colloquio con l’Europeo, il giurista svelò la sua ricetta per salvare lo Stato: “Per tappare i buchi del deficit pubblico, esiste un’unica soluzione: vendere tutto il vendibile da parte delle partecipazioni statali”. Diversi governi hanno adottato la soluzione Cassese, più svendite che vendite. Egli stesso ha vigilato da vicino gli esperimenti di privatizzazione, come le concessioni autostradali assegnate alla famiglia Benetton, e perciò ha trascorso un mandato nel cda di Aspi. Mai di nulla di scabroso si è accorto e, in perfetta coerenza, ha difeso i principi del mercato dopo la tragedia del ponte di Genova. E si è scandalizzato quando lo Stato con Cassa Depositi e Prestiti è rientrato in Telecom per contrapporsi all’egemonia di Vivendi, gruppo francese in quel momento rapace più del solito in Italia e pure con Mediaset.

Ha adottato la riforma costituzionale di Maria Elena Boschi. L’argomentazione finale, che sancì il definitivo arruolamento nella legione renziana, avvenne al Meeting di Comunione e Liberazione nell’agosto del 2016. Fu un avvio dotto per la campagna elettorale di Matteo Renzi: “Penso che le ragioni del bicameralismo siano da tempo superate e quindi non ci sia bisogno di due assemblee parlamentari che svolgono la medesima funzione. Monocameralismo temperato significa dare vita a un piccolo Senato che partecipa ai processi di decisione esclusivamente per le materie che sono più rilevanti”. Al referendum fu sonora sconfitta. Qualche mese più tardi Cassese disse di Renzi: “È un bravissimo uomo di governo. Ha avuto difficoltà nel fare l’uomo di Stato. Ha portato molta energia nella gestione del governo, ma ha avuto un limite nel fatto di non rendersi conto che lo Stato rappresenta una maggiore complessità rispetto al governo”. Nel 2015, invece, passò un gennaio tra i candidati renziani per il Quirinale. Alla trasmissione radiofonica Un Giorno da Pecora gli chiesero se avesse davvero organizzato cene per drenare consenso dai partiti: “Mi piacerebbe fare delle cene a casa, ma in questo momento abbiamo una crisi domestica: non abbiamo una persona che ci aiuta”. Per aiutare lo Stato, invece, Cassese è sempre in servizio.

© 2020 Editoriale il Fatto S.p.A. C.F. e P.IVA 10460121006