Marcello Sorgi

Magari ci vorrà un nuovo intervento di Beppe Grillo, riapparso sulla scena come fa ormai quasi solo nei momenti difficili. E si eviterà una nuova votazione sulla Piattaforma Rousseau, rispetto alla quale il Fondatore s’è opposto, convincendo anche Davide Casaleggio. Perché il voto di ieri alla Camera sull’ordine del giorno proposto da Giorgia Meloni sul Mes, il contestato (soprattutto all’interno dei 5 stelle) fondo salva Stati che potrebbe garantire al governo fino a 36 miliardi da usare per il pronto soccorso del dopo-emergenza, ha rivelato che il dissenso all’interno del Movimento si è assottigliato, scendendo dalla trentina di parlamentari che avevano firmato il documento proposto da Lannutti due settimane fa a sette.
Meloni, non c’è bisogno di dirlo, si aspettava di più. L’ordine del giorno, mirato a impegnare il governo a non servirsi mai del Mes, difficilmente avrebbe potuto mandar sotto il governo. Ma l’emergere di una spaccatura più profonda tra i grillini avrebbe reso più difficile il cammino di Conte. Con all’attivo il risultato positivo del Consiglio europeo di giovedì, da cui è uscito l’impegno alla creazione di un nuovo fondo comunitario per la ricostruzione, il “Recovery fund”, che dovrebbe essere varato dalla Commissione dopo il vertice di giugno, il premier infatti continua a dire che sul Mes è prematura qualsiasi decisione. Almeno prima di vedere, scritte nero su bianco, le regole per ottenere i finanziamenti e accertarsi che non saranno sottoposti ad alcuna forma di commissariamento dei Paesi interessati, come accadeva in passato. Ma in realtà Conte sa benissimo di non potere aspettare fino a giugno, quando la creazione del nuovo fondo dovrebbe concretizzarsi, e di non poter proseguire con ulteriori scostamenti di bilancio, come gli 80 miliardi che, tra decreto marzo e aprile, è già avvenuto o sta per accadere.
Così, assodato che il partito del “no” all’interno del M5S è molto limitato e la stragrande maggioranza dei parlamentari pentastellati sono schierati con il governo, sulla linea del non disturbare il manovratore, il Mes si avvia a trasformarsi, per il Movimento, come già il Tav, in un nuovo rospo da ingoiare e da digerire, seppure con difficoltà.