domenica 29/03/2020

LA SPARATA

L’IDEA – L’EX PREMIER: “AZIENDE OK PASQUA, IL RESTO A MAGGIO”. CRITICHE PURE DAL “SUO” BURIONI

Lo schema non è certo nuovo: un’uscita persino impopolare e divisiva, ma di certo sopra le righe in modo da tornare al centro del dibattito per qualche ora. Questa volta, però, Matteo Renzi sembra aver azzardato un po’ troppo, perché le sue dichiarazioni sulla riapertura di fabbriche, scuole e attività nel giro di un paio di mesi sono state bocciate da diversi virologi e duramente criticate pure sui suoi profili social.

L’idea di Renzi, esternata prima in un’intervista ad Avvenire e poi in un video su Facebook, è quella che il Paese debba riaprire il prima possibile: “Sono tre settimane che l’Italia è chiusa e c’è gente che non ce la fa più. L’Italia non può stare ibernata un altro mese perché così si accende la rivolta sociale”. E allora? Riaprire: “Le fabbriche devono ripartire prima di Pasqua. Poi il resto: i negozi, le scuole, le librerie, le messe”. A scuola, dice Renzi, si può già tornare dal 4 maggio. A prescindere dall’andamento dei contagi, il cui calo non viene mai menzionato dall’ex premier come condizione per le imminenti ripartenze delle attività.

Il progetto, però, non piace per nulla agli esperti. Persino Roberto Burioni, che da tempo stima Renzi e che era stato da lui proposto come ministro, ha stroncato il leader di Italia Viva: “In questo momento la situazione è talmente grave da rendere irrealistico qualsiasi progetto di riapertura a breve”.

Ancor più duro il Professor Pierluigi Lopalco, epidemiologo dell’Università di Pisa: “Pensare di riaprire le scuole il 4 maggio è una follia e fare proclami in questo momento è sbagliato”.

Parole a cui fanno eco quello di Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe: “Riaprire prima di Pasqua? Governo e Parlamento decidano quante vite umane vogliono sacrificare per far ripartire l’economia. Renzi dalla tragedia di Bergamo non ha imparato nulla”.

Pure sui social, però, l’uscita di Renzi non è stata granché gradita. Anche limitandosi al suo profilo Facebook, giusto per rimanere in contesti generosi, tra i commenti più apprezzati ci sono diverse reazioni negative all’intervista su Avvenire. Vincenzo Da Vinci ottiene così 126 like: “Assolutamente d’accordo, inizi lei a dare il buon esempio e vada a lavorare, magari in fabbrica, così si renderà conto del grandioso lavoro fatto dal Partito democratico nella tutela dei diritti dei lavoratori, soprattutto quando lei ne era a capo”.

Così anche Andreina Milani: “Quasi sempre d’accordo ma non in questo caso. Se in alcune provincie lombarde si fosse chiuso tutto e subito, il contagio sarebbe stato contenuto con maggiore efficacia, con buona pace di Confindustria. Stiamo piangendo ancora troppi morti per pensare ad una riapertura”.

Uno dei commenti più apprezzati (427 like) è quello di Luca Zenoni: “Non sono per niente d’accordo! Per dire una roba del genere non ha ben presente la situazione che si sta vivendo qui a Bergamo!”. Critica a cui Renzi replica assicurando che la sua idea di ripartenza è “a macchia di leopardo”. Ma ad Alessandra Lusini (236 like) non basta: “Non posso credere che tu l’abbia detto davvero, in questo momento dove la migliore sanità del nostro Paese è al collasso”.

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