(Tommaso Merlo) – Il virus non si ferma con muri e filo spinato. Come non si ferma il panico, come non si fermano le crisi economiche, come non si fermano le idee, come non si ferma il terrorismo, come non si ferma la rabbia e il dolore di chi scappa dalle guerre e dalla miseria. Mai come in questi giorni di emergenza virus, le ricette sovraniste appaiono in tutta la loro assurdità storica. Blindarsi dentro ai propri confini, isolarsi ed illudersi di potercela fare da soli affidandosi al polso fermo di qualche capobanda, è un suicidio storico. Il sovranismo è un nomignolo nuovo di una ricetta stravecchia e fallimentare, quella nazionalista. Avanzi riscaldati ed annacquati per renderli più digeribili ai followers dei nostri tempi. Sbobbe di patriottismo bigotto responsabili delle pagine più disastrose e sanguinarie della nostra storia europea e che al di là di considerazioni ideologiche, oggi appaiono ridicole per ragioni pratiche e concrete come dimostra anche l’emergenza psicovirale in corso. Illudersi di chiudere i problemi che ci affliggono al di fuori delle frontiere in un mondo già totalmente globalizzato, vuol dire condannarsi all’irrilevanza e quindi al baratro. In Europa imperversa da tempo il virus sovranista. I suoi focolai maggiori sono l’Ungheria, i paesi di Visegrad, l’Italia con l’esplosione della bolla salviniana e meloniana, la Francia con la Le Pen e l’Inghilterra dove il virus ha portato addirittura alla ridicola e masochistica epopea della Brexit. Partiti e leader che lucrano sulle paure generate dalla micidiale combinazione tra crisi economica e immigrazioni di massa per coronare le loro chimere egoistiche e patriottiche. Partiti e leader che ad un cambiamento oggettivamente storico della società e del modello di sviluppo, rispondono con la chiusura, col rifiuto del cambiamento e col ritorno alla nazione e ai suoi feticci retorici. Un deleterio tentativo di fermare la storia con la lingua. Un illusorio tentativo di fermare il vento del progresso con le mani. In piena emergenza virus, Salvini e la Meloni si scagliano contro l’Europa perché assente nel momento del bisogno e frignano perché vogliono più soldi. Ipocriti. Fino a ieri gli sputavano addosso ed han sempre fatto di tutto per ostacolare il processo d’integrazione. Europa vuol dire cedere sovranità nazionale da Roma a Bruxelles, vuole dire affidarsi finalmente ad una Repubblica continentale che ci conduca oltre i nostri confini non solo geografici ma anche culturali. Europa vuol dire partecipare ad una nuova comunità democratica continentale con cui si condividono valori, problemi ed aspirazioni. Europa vuol dire accettare senza riserve che il potere politico non sia più solo espressione della propria comunità nazionale, ma il succo democratico di tutti gli stati membri. Con un parlamento vero, con un governo vero. Europa vuol dire capire che l’era degli egoismi e delle paturnie nazionalistiche è un pericoloso vicolo cieco. Vuol dire capire che affinché i cittadini possano ancora contare qualcosa e fronteggiare le sfide globali che li incalzano, quella europea è la massa politica ed istituzionale minima per riuscirci. La crisi psicovirale in corso lo dimostra. La Repubblica europea non è più rinviabile e il sovranismo un virus politico da debellare per sempre.