martedì 25/02/2020
IL PREMIER E I RITARDI NELL’INDIVIDUAZIONE DEL VIRUS NEL LODIGIANO: “PRONTI A CONTRARRE I POTERI DELLE REGIONI”. FONTANA: “IRRICEVIBILE”. DA ISRAELE A BELGRADO: “EVITATE L’ITALIA”

Nel giorno in cui si contano quattro morti e il totale sale a sette, il presidente del Consiglio punta il dito sul pronto soccorso di Codogno (Lodi) che ha tardato a individuare il virus nel 38enne che è risultato il primo italiano positivo: “C’è stato un focolaio – ha detto ieri sera Giuseppe Conte – e di lì si è diffusa anche per una gestione di una struttura ospedaliera non del tutto propria secondo i protocolli e questo ha contribuito alla diffusione”. Il riferimento è chiaro. Domenica 16 febbraio il giovane di Codogno era andato al pronto soccorso con la tosse e problemi respiratori. Oggi è chiaro che era già stato contagiato ed è probabile che il primo contagio in Italia risalga a gennaio, ma nessuno ha pensato di sottoporlo al tampone per il nuovo coronavirus. L’hanno fatto solo quando è tornato giovedì 20 e la moglie per la prima volta ha ricordato la cena con l’amico tornato dalla Cina, che però è certamente negativo. Nel frattempo erano stati contagiati la moglie stessa, peraltro incinta e almeno cinque operatori sanitari. I controlli anti-coronavirus sono partiti in ritardo anche in Veneto e altrove.
Ma il problema è più serio e investe la discutibile struttura regionalizzata del Servizio sanitario nazionale e Conte lo dice a chiare lettere: “Domani mattina parlerò con tutti i governatori in videoconferenza. Tutti dobbiamo perseguire un coordinamento. Se non ci riuscissimo saremmo pronti a misure che contraggano le prerogative dei governatori”, ha detto il capo del governo. Per Attilio Fontana, governatore lombardo, l’idea di Conte è “irricevibile e, per certi versi, offensiva”.
Il settimo deceduto è un 62enne di Castiglione d’Adda (Lodi) con problemi cardiaci e renali. Nella notte era morto un 84enne di Villa di Serio a Bergamo, anche lui già in ospedale, poi un 88enne di Caselle Landi residente a Codogno che è uno dei dieci Comuni per cui vige il cordone sanitario (50 mila abitanti tra Lombardia e Veneto) e ancora un 80enne di Castiglione d’Adda, inizialmente ricoverato giovedì scorso a Lodi per un infarto. Tutti avevano “patologie pregresse”, come sottolineato da Borrelli. I contagi ieri sera hanno superato quota 230 dai 150 di domenica. Rimangono concentrati in Lombardia (oltre 170), Veneto e nelle regioni del Nord: dopo Piemonte, Emilia-Romagna e Liguria è stato trovato positivo un trentenne altoatesino che però è stato a lungo in Lombardia. I focolai sarebbero solo due, i pazienti zero non si trovano. E intanto dall’estero sconsigliano i viaggi in Italia: dalla Serbia a Israele, dalla Croazia all’Irlanda. La Slovenia pensa di chiudere le frontiere col nostro Paese. Conte ha escluso la sospensione di Schengen ma oggi si confronterà con i governi dei Paesi confinanti.
