sabato 01/02/2020

I TEMPI – IL PREMIER TEME CHE IL RINVIO INDEBOLISCA L’ESECUTIVO

La sua linea l’ha detta e ridetta, a tutti ma soprattutto ai Cinque Stelle: e porta a sinistra, senza possibilità di equivoci. Ma il presidente del Consiglio che si sente terzo, Giuseppe Conte, non ha esaurito i suggerimenti per il partito che l’ha pur sempre portato a Palazzo Chigi.

Perché l’ipotesi molto concreta che gli Stati generali del Movimento slittino di oltre un mese, cioè al fine settimana tra il 19 e il 21 aprile, non lo fa stare tranquillo. E nei colloqui riservati lo ha già detto. “Tre mesi di discussione congressuale possono indebolire il M5S e indirettamente il governo” è (in sostanza) il ragionamento del premier. Che in fondo, seppure con sillabe più edulcorate, aveva espresso lo stesso concetto giovedì, a margine della sua visita ufficiale a Sofia: “Ho parlato con gli esponenti del M5S e ho avuto un confronto con Vito Crimi (il reggente, ndr). È chiaro che si siano dati dei tempi per la completa riorganizzazione interna e che gli Stati generali sono ancora di là da venire, ma l’attività di governo non può attendere”. Come a dire che il congresso non deve distrarre troppo il Movimento. E che dilatarne i tempi non è la migliore delle idee.

D’altronde Conte non è per nulla il solo ad avere questa preoccupazione. Perché in queste ore nel Movimento diversi big hanno la stessa ansia. “Discutere dei nostri problemi fino ad aprile inoltrato mi sembra follia” sospirava ieri sera al Fatto un 5Stelle di primissimo piano. E raccontano che l’ipotesi di scivolare di tutte queste settimane rispetto alla data del 13 marzo (mai ufficializzata sul blog delle Stelle, va ricordato) non convinca troppo neanche l’ex capo politico, Luigi Di Maio. Però il nodo è di quelli difficili da sciogliere. Perché il 29 marzo è previsto il referendum sul taglio dei parlamentari, e per il Movimento può essere un’occasione per rilanciare su una sua battaglia, gettandosi ventre a terra nella campagna referendaria e recuperando così consenso tra la sua disorientata base. “Ma se lavoriamo per il sì al taglio non possiamo anche preparare gli Stati generali” è la riflessione che stanno facendo ai piani alti del M5S, a partire dal reggente Crimi. E anche molti dei facilitatori sono dello stesso avviso.

Quindi bisogna rinviare, e di parecchio, perché tra il 4 e il 6 aprile è previsto Sum, l’ormai tradizionale appuntamento dell’associazione Rousseau a Ivrea. Mentre il 12 sarà Pasqua. Quindi il primo fine settimana possibile diventa quello del 19. Un rinvio che potrebbe essere utile, anche l’organizzazione è ancora in alto mare. Non è stata ancora trovata una sede, e il lavoro preparatorio sulle regole va sgrezzato. E poi ci sono altri aspetti, compreso quello economico. “Se facciamo le cose con calma i costi saranno più gestibili” spiegano. Tradotto: gli argomenti a favore dello slittamento al 19 aprile sono numerosi. Ma i timori di Conte non possono essere bollati come ingiustificati, da nessuno. D’altra parte anche nel Pd stanno cercando di capire che cosa sarà questo primo congresso del Movimento. Il più attivo nel consultare i colleghi di governo è il capo delegazione Dario Franceschini.

Ad esempio, un paio di giorni fa, lo hanno notato alla Camera mentre parlava fitto con il viceministro allo Sviluppo economico Stefano Buffagni, 5Stelle che si è già ricavato un suo spazio nel dibattito pre-congressuale, lanciando l’idea di un Politburo su più livelli che governi il M5S del prossimo futuro. “Dovete prendere atto che non siete più all’opposizione e decidere cosa siete ora” è il mantra che Franceschini ripete ai grillini. Nell’attesa di capire questo e altro, oggi si terrà un’altra riunione interna con Crimi e i sei facilitatori nazionali per fare il punto sugli Stati generali. L’obiettivo è arrivare all’assemblea congiunta di martedì con i parlamentari con qualche certezza, almeno sulla sede e su altri aspetti, come la platea del congresso. L’idea che sta prendendo piede è quella di aprire la tre giorni a delegati per ogni regione, che non dovranno però coincidere con i facilitatori regionali già nominati. Perché tutti hanno chiara l’esigenza di recuperare la base, di farla sentire partecipe. Ma sui modi e soprattutto sui contenuti è tutto ancora da decidere. Anzi da discutere, che potrebbe fare rima anche con litigare.

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