venerdì 17/01/2020
C’è una cosa meravigliosa nel dibattito attorno alla revoca della concessione ad Autostrade per l’Italia per il crollo del Morandi. No, non ci riferiamo a quei tizi che in tv e sui giornali parlano di “certezza del diritto” perché i contratti non si possono cambiare: evidentemente ignorare per anni gli allarmi sul “rischio crollo” a Genova o non fare manutenzione non integra la fattispecie “inadempimento” o “colpa grave”; evidentemente il codice civile e quello dei contratti pubblici non sono fonti del diritto. No, la cosa meravigliosa è leggere sui giornali report ispirati da Atlantia, la holding controllata dalla famiglia Benetton, che parlano del rischio fallimento di Aspi e a catena del resto dell’impero: Autostrade ha 11 miliardi di debiti! Atlantia ha 38 miliardi di debiti! Non potete revocarci! E ora gli editorialisti che trattavano da speculatori pensionati con 50 mila euro di bond Etruria, piangono per alcune ingenue banche d’affari. Ne deduciamo che il mondo funziona così: tu prendi a debito in concessione dallo Stato una macchina da soldi che potrebbe gestire più o meno chiunque; con quel flusso di cassa ti indebiti di più per ottenere altre concessioni; per aumentare il flusso a un certo punto cominci a non fare manutenzione finché non ti viene giù un ponte. Uno direbbe: il giocattolo s’è rotto. Macché: ora la comunità deve preoccuparsi dei tuoi debiti e del valore delle azioni tue e dei tuoi soci. E allora facciamo così: ci scusiamo noi, è stata tutta colpa di quei 43 stronzi che si sono messi in macchina quell’agosto di un anno e mezzo fa.

