domenica 12/01/2020
SCARSA MANUTENZIONE – IL CROLLO SU UNA STRADA PROVINCIALE HA PROVOCATO ANCHE UN INCIDENTE

Alla fine è dovuta arrivare l’Europa. È dei giorni scorsi la notizia del documento con cui la Commissione per le gallerie del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha diffidato Autostrade (Aspi) a mettere in sicurezza 124 gallerie che non sono a norma. L’atto risale al 6 novembre scorso. Ma è soltanto l’ultimo anello di una catena interminabile di ritardi e lentezze. Già, perché il passo arriva pochi giorni dopo una messa in mora dell’Italia da parte dell’Europa.
Si legge nei documenti ufficiali del 10 ottobre 2019: “La Commissione Ue ha inviato oggi lettere di costituzione in mora a Belgio, Bulgaria, Croazia, Italia e Spagna per il mancato rispetto della direttiva 2004/54, che stabilisce requisiti minimi di sicurezza relativi all’infrastruttura e all’esercizio delle gallerie e si applica a tutte le gallerie della rete stradale transeuropea di lunghezza superiore a 500 metri”.
Insomma, l’Italia – in buona, si fa per dire, compagnia – deve ancora adeguare oltre 100 gallerie a una norma europea che risale a una quindicina di anni fa. Scrive ancora l’Ue: “Gli Stati membri interessati non hanno attuato la totalità delle misure infrastrutturali prescritte, volte a garantire i più elevati livelli di sicurezza in alcune gallerie rientranti in tale ambito di applicazione”.
Da ottobre l’Italia aveva due mesi a disposizione “per comunicare alla Commissione le misure adottate per porre rimedio alla situazione, trascorsi i quali la Commissione potrà decidere di adottare pareri motivati al riguardo”. Era stata venerdì la stessa ministra alle Infrastrutture, Paola De Micheli, a parlare di ritardi: “Non c’è un rischio, ma una attività di adeguamento a delle norme obbligatorie. È un’attività comunque in ritardo”.
La responsabilità, par di capire, va ripartita tra concessionario e ministero. Che, dopo anni di inerzia, adesso sembrano puntare il dito uno contro l’altro. Non si tratta di problemi strutturali. Ma la messa in mora europea riguarda pur sempre norme che “hanno lo scopo di garantire un livello minimo sufficiente di sicurezza degli utenti nelle gallerie autostradali della rete transeuropea”.
Nel frattempo il Consiglio Superiore ha indicato provvedimenti da prendere subito nei tunnel che non sono ancora a norma. Si tratta di limitazioni del traffico, divieti di sorpasso, misure anti-incendio (estintori, formazioni di squadre addestrate in grado di intervenire entro cinque minuti dall’allarme), collegamenti radio e telefonici all’interno dei tunnel.
Intanto continuano crolli e distacchi di materiale nei tunnel. Ieri pezzi di calcestruzzo sono crollati dalla volta della prima galleria della via Mala che dalla Valle di Scalve porta alla Valle Camonica, al confine tra le province di Bergamo e Brescia. Il crollo ha provocato un incidente: due vetture hanno fatto in tempo a evitare il materiale, mentre una terza è stata colpita. L’usura del tunnel era stata più volte segnalata dai Comuni alle autorità.
È soltanto l’ultimo episodio. Nelle scorse settimane altri cedimenti si erano verificati sulla A26 (oltre due tonnellate di calcestruzzo che per miracolo non avevano colpito le vetture in transito), poi sulla A10. Due giorni fa, infine, c’era stato un distacco di materiale dalla volta della galleria Ricchini sulla A6 (la Savona-Torino, gestita dal gruppo Gavio, dove a novembre scorso è crollato un viadotto).
