venerdì 10/01/2020

GIALLOROSA 

IL VERTICE – VERSO LA MEDIAZIONE SULLA RIFORMA BONAFEDE: IL PREMIER PROPONE UNA DISTINZIONE IN BASE ALL’ESITO DELLA SENTENZA DI PRIMO GRADO

Che fosse per la maggioranza un vertice sulla prescrizione maledettamente complicato era già chiaro da quando il Pd, alla vigilia, si era affidato al presidente del Consiglio Giuseppe Conte come il deus ex machina capace di togliere dalla maggioranza giallorosa la rogna della prescrizione nonostante le posizioni di M5s e Pd siano state finora inconciliabili: da un lato i pentastellati che non hanno voluto sentir parlare di modifiche alla legge Bonafede che ha introdotto il blocco della prescrizione dopo la sentenza del primo grado, dall’altro il Pd che si è sempre rifiutato di parlare di altre riforme che garantiscano tempi ragionevoli del processo se non si introduce la prescrizione processuale, cioè tempi stabiliti per appello e Cassazione, pena la ripresa della prescrizione.

Conte la quadra ai limiti dell’impossibile l’ha dovuta presentare due volte. Il suo primo tentativo è stato respinto da Pd e Italia Viva. Tanti i momenti di tensioni e lunghi minuti in cui Conte si è appartato con il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede per discutere su come uscire dallo stallo. E così c’è stata una seconda mediazione di Conte che ha fatto dire al Pd: “Ora se ne può parlare. Rivediamoci”.

Bonafede all’uscita di Palazzo Chigi assicura: “Non ci saranno isole di inmpunità. La riforma rimane. Fatti passi avanti . C’è stato un input inportante del presidente del Consiglio per accelerare la riforma del processo penale in modo da avere una ragionevole durata del processo”.

La seconda mediazione di Conte, quella che ha evitato il fallimento conclamato del vertice, è stata quella di fare una distinzione tra i condannati e gli assolti in primo grado. Per i condannati Conte prevede l’applicazione della legge Bonafede così com’è: cioè blocco della prescrizione. Punto e basta. Per gli assolti in primo grado, invece, ci sarebbe la prescrizione processuale come vuole il Pd e come prevedeva già la legge Orlando, superata dalla riforma Bonafede.

Il premier, in un primo momento aveva proposto tempi processuali codificati più stringenti per Appello e Cassazione e , nel caso di mancato rispetto di quei tempi, il blocco della prescrizone sarebbe rimasto per tutti ma ci sarebbero state delle sanzioni disciplinari “automatiche” per i magistrati . Per il Pd e Italia Viva era inaccettabile che la prescrizione restasse sempre e comunque bloccata per il primo grado, di qui la seconda mediazione con la differenza tra condannati e assolti di primo grado, molto a rischio di costituzionalità. E ancora da valutare da parte della maggioranza.

Insomma tutto è ancora in salita anche non c’è più un muro impenetrabile. Il Pd registra che “si è aperta una fase nuova” ma non rinuncia alla proposta di legge che ha presentato – per cui ha chiesto l’abbinamento al testo del forzista Enrico Costa, attualmente all’esame della commissione Giustizia della Camera – e che introdurrebbe i tempi processuali: 2 anni o 2 e mezzo per l’appello, se particolarmente complesso, 1 anno per la Cassazione.

La discussione potrebbe tenersi solo la settimana prossima. Dal 20 gennaio, le sedute di Commissione sono sospese in vista delle Regionali in Emilia Romagna del 26 gennaio. Quindi, tutto sarebbe rimandato a dopo il voto amministrativo nell’ulteriore tentativo che si trovi una via d’uscita per la maggioranza. Ieri con Bonafede che non vorrebbe toccare lo stop della prescrizione dopo il primo grado in nessun caso, è d’accordo Piero Grasso di Leu, ex procuratore nazionale antimafia che non vorrebbe più parlare di prescrizione “perché non è il vero problema della lungaggine dei processi”, ma vorrebbe discutere delle altre riforme per risolvere la lungaggine dei tempi della giustizia.

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